Emanato il decreto che sancisce anche gli aspetti fiscali

E’ un prodotto amato dal mercato, celebrato soprattutto dai giovani e sta conquistando sempre più spazio. I gusti cambiano, le tendenze oggi si consolidano in breve tempo e non si può non tenerne conto. Da pochi giorni è possibile produrre, anche in Italia, il vino dealcolato. È stato varato, infatti, il decreto interministeriale (Mef-Masaf) che ne definisce il regime fiscale e le accise per la produzione. Al centro del provvedimento soprattutto la tassazione dell’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione.

Vino dealcolato, grande successo di mercato

Il perchè del provvedimento

Il prodotto finale non incontra il favore dei puristi e dei wine addicted, ma nel corso del tempo ha acquisito una dimensione economica non trascurabile. Si tratta dunque di una misura molto attesa dai produttori italiani che, in molti casi, si sono cimentati con questo segmento di mercato, in decisa crescita soprattutto all’estero. Tuttavia finora, gli imprenditori italiani, a causa della assenza di un quadro normativo, erano costretti a effettuare all’estero le operazioni di delcolazione, in primo luogo in Germania o in Spagna, sostenendo i relativi costi di trasporto.

Il provvedimento appena varato è fondamentale per i diversi produttori che invece in questi mesi hanno investito per realizzare impianti di dealcolazione in Italia ma sono rimasti finora in stand by in attesa della cornice di norme fiscali. Con il decreto il settore vitivinicolo ottiene un quadro normativo chiaro e nuove opportunità.

Il decreto consente ai soggetti, che operano anche come deposito fiscale di prodotti alcolici intermedi e di vino, di effettuare, entro determinati limiti quantitativi, i processi di dealcolazione del vino. Il provvedimento, inoltre, regola il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla gli adempimenti amministrativi e ne regola la movimentazione.

Le reazioni del mondo del vino tricolore

«Accogliamo con favore il decreto che definisce la gestione fiscale della soluzione idroalcolica ottenuta dalla dealcolazione dei vini – le parole del presidente di Federvini, Giacomo Ponti -. Un provvedimento atteso che consegna al settore un quadro normativo completo per consentire questa produzione anche sul territorio nazionale».

«Il via libera al decreto – il commento del segretario generale dell’Unione italiana vini, Paolo Castelletti – rappresenta una bella notizia dopo un 2025 travagliato per il settore vino in genere sul fronte del mercato. Sono sempre di più le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati, e questo provvedimento rappresenta una svolta per operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei. Auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie».

Sistemato anche il profilo fiscale del vino dealcolato

«Le norme – ha aggiunto il presidente del settore vino di Confcooperative, Luca Rigotti – mettono a disposizione delle cantine, private e cooperative, un nuovo strumento per affrontare i mercati esteri dove la domanda di vini a bassa gradazione non è una moda ma un cambiamento comportamentale di lungo periodo».

Secondo l’Osservatorio dell’Unione italiana vini il comparto dei vini NoLo (ovvero No alcohol oppure Low alcohol quindi a gradazione alcolica ridotta) è uno dei pochi a crescere all’interno del settore vino. L’attuale mercato dei vini NoLo al mondo vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere quota 3,3 miliardi entro il 2028 con un tasso annuo di crescita medio dell’8%. Inoltre, secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ sul circuito retail di Usa, Regno Unito e Germania i vini a zero gradi, quest’anno sono cresciuti del 46% in Germania, del 20% nel Regno Unito e del 18% negli Stati Uniti.

“Si tratta senz’altro di una buona notizia, la chiusura di Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, che senz’altro farà risaltare il valore delle nostre aziende e del vino made in Italy. Stiamo andando incontro ai desideri soprattutto delle nuove generazioni, che amano un prodotto più leggero ma buono allo stesso tempo”.