La cultura food-social incide sui comportamenti concreti, a partire dalla scelta del bar o del ristorante, l’analisi del Censis
Quali sono le nuove tendenze del cibo? Si mangia prevalentemente da soli, si tende a saltare il pranzo o a consumarlo mentre si lavora, ma difficilmente si rinuncia a postare un piatto sui social o a farsi guidare dall’instagrammabilità.

Lo spazio ed il cibo
Il 2° Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità” si concentra sulla giornata lavorativa per indagare la relazione che intratteniamo con i luoghi individuali e collettivi del cibo, tra dimensione fisica e digitale, privata e pubblica, vecchie e nuove ritualità. Obiettivo: esplorare la prossemica del cibo per comprendere come cambia la nostra cultura sociale e relazionale, con la consapevolezza che alimentarsi non è solo nutrirsi, ma è un linguaggio sociale.
La dinamica social
Come funziona? Le persone pubblicano sui social contenuti di vita reale che raccontano, condividere con gli altri. Ognuno è regista delle cose di sé che si vogliono mostrare e che si ritiene meritino più di altre di essere mostrate; pertanto, l’identità digitale è tanto autentica quanto quella reale, fisica, in un intreccio tra spazio pubblico e privato che ne sfuma i confini.
Grande protagonista di tale fenomeno è il cibo: non è più solo nutrimento ma molteplicità di significati legati a identità, senso di appartenenza. Questa evoluzione si intreccia con il ricorso di massa nel quotidiano ai social e con la costruzione discrezionale della propria identità pubblica. Ne sono coinvolti anche i luoghi della relazionalità reale, infatti, come emerso dalla ricerca, la rilevanza dei social nella fase attuale non sminuisce la presenza della piazza fisica: esperienza fisica e digitale non si escludono reciprocamente ma si intrecciano, massimizzando le opportunità relazionali dei due mondi.
Il Rapporto
Dal Rapporto emerge quanto raccontare sé stessi sui social, anche attraverso le immagini, sia ormai un’abitudine quotidiana per milioni di persone: l’85,5% del campione ha un profilo social e oltre 1 lavoratore su 2 – il 56,4% – pubblica contenuti con una certa frequenza. In questa rappresentazione il cibo ha un ruolo di primo piano: l’80,7% degli intervistati pubblica online contenuti relativi ai riti quotidiani del cibo (pranzi, cene, aperitivi, ecc.), il 77,5% a esercizi pubblici frequentati, come ristoranti, bar o enoteche, mentre il 68,7% cura l’aspetto visivo del piatto per pubblicarne foto o video sul web.
Influenza sulla vita reale
La cultura food-social non resta confinata alla rappresentazione online, incidendo anche sui comportamenti concreti: l’80,5% dei lavoratori dichiara di scegliere un bar, ristorante, pub o altro locale in base a quanto visto o consigliato sui social e ben il 63,8% valuta bar, ristoranti e locali anche in base alla loro instagrammabilità.

Ma la ricerca mette anche in luce come resti forte il bisogno di condividere spazi fisici – piazze, strade o esercizi pubblici – dove la compresenza favorisce la costruzione di relazioni di prossimità. Proprio a tali luoghi viene riconosciuta una funzione importante per il benessere individuale e collettivo: per 8 intervistati su 10 (80,8%) migliorano la vivibilità dei territori, contribuiscono alla qualità della vita collettiva (79,9%) e rendono tangibile uno degli asset della cultura italiana, la convivialità (79,5%). Il cibo si colloca naturalmente al centro di questa dinamica, confermandosi uno dei principali catalizzatori di socialità.