Dopo un 2025 difficile la filiera punta a evitare eccessi produttivi e a sostenere quotazioni rispondenti all’innalzamento dei costi
La campagna angurie accelera con un cauto ottimismo. La Sicilia ha avviato la stagione da alcune settimane, mentre le produzioni stanno progressivamente risalendo la Penisola, tra Lazio, Campania e areali del Nord.

Il meteo di maggio, tra piogge diffuse e scarsa luminosità, non ha aiutato né la produzione né i consumi, ma l’aumento delle temperature sta ridando slancio al mercato. Il quadro di partenza è diverso rispetto al 2025: meno euforia, maggiore prudenza nei trapianti e una ricerca più marcata di valore.
Le aspettative per la campagna 2026
Dopo un 2025 segnato da eccesso di offerta, la filiera è orientata a una gestione più equilibrata, pur dovendo fare i conti con costi produttivi ancora molto elevati. I volumi sono inferiori alle attese. Le rese si attestano sui 400-450 quintali per ettaro, sia in Sicilia sia in Campania, quindi sotto media. Piogge e scarsa luminosità hanno penalizzato soprattutto questa referenza. Ma è vero che c’è tempo per ripartire e le temperature di questi giorni autorizzano un sia pur cauto ottimismo.
Nel 2026 la parola d’ordine è prudenza. Il 2025 è stato difficile per tutta Europa. L’elevata produzione, abbinata a prezzi bassi, ha determinato un forte calo della redditività. Per tale ragione il 2026 si apre con un approccio diverso: non si guarda tanto all’espansione delle superfici, quanto alla capacità di difendere il valore del prodotto, al prezzo sostanzialmente. In tale scenario, diventa centrale la qualità, la consistenza e l’affidabilità. Turchia, Spagna e Italia restano i tre principali Paesi produttori, ma nei diversi areali europei, durante la fase dei trapianti, la parola d’ordine è stata prudenza.
La partenza della produzione di angurie
Da qui l’attesa per una campagna meno appesantita dall’offerta rispetto al 2025, anche se l’andamento finale dipenderà, inevitabilmente, dal meteo.
Ed in Sicilia sembra stia andando proprio così. Si osserva un miglioramento rispetto allo scorso anno. Oggi i valori si collocano indicativamente tra 1,70 e 1,75 euro al chilo, contro 1,40-1,50 euro dello scorso anno. Mercato sostenuto anche dalla qualità del prodotto. Le condizioni climatiche delle ultime settimane, pur non sempre semplici, stanno producendo angurie con caratteristiche organolettiche interessanti, con un grado zuccherino tra 9 e 11 gradi Brix, dato positivo per questa fase della stagione.
L’andamento della stagione
Francia e Germania stanno richiedendo volumi importanti. Sul fronte produttivo, le aspettative sono di crescita, anche se la campagna è ancora alle prime battute. Si prevede un aumento dei volumi di circa il 50% rispetto alla passata stagione, ma siamo ancora all’inizio e il quadro andrà verificato nelle prossime settimane.
I trapianti procedono regolarmente, le superfici sono rimaste sostanzialmente in linea, con un piccolo aumento sulle mini-angurie, che riscuotono un sempre maggiore apprezzamento del mercato. I trapianti in pieno campo sono iniziati a metà marzo, con chiusura prevista per metà giugno.

Anche le angurie soffrono la crescita dei costi
Se la stagione è partita benino e la produzione è avviata, più pesante è il tema dei costi. I mezzi tecnici sono aumentati su tutta la linea: gasolio, manichette, concimi, pacciamatura biodegradabile, che è praticamente raddoppiata. Senza dimenticare trasporti e imballaggi. È una situazione che impone grande attenzione in ogni fase. Inevitabilmente anche sui prezzi del prodotto finito non si potrà scendere sotto una certa soglia, oggi più alta del passato.