Gli indicatori di siccità rivelano dati stabili e costanti. C’è quindi sempre meno acqua a disposizione. A ciò si aggiunge il fatto che a causa delle carenze delle infrastrutture 9 litri di pioggia su 10 vengono perduti, così solo l’11% dei 300 miliardi di metri cubi d’acqua piovana che ogni anno cade sulla penisola italiana riescono a essere effettivamente trattenuti. E’ dunque necessario, innanzitutto, un intervento sulle infrastrutture.

Un clima inclemente – In effetti l’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni è sempre più difficile da realizzare e al tempo stesso alla siccità, che tra allevamenti e coltivazioni ha già arrecato in Italia un danno di 2 miliardi di euro, si sono aggiunti nubifragi violenti, trombe d’aria e grandine.

Ma se i fenomeni intensi hanno colpito solo alcune zone della penisola, la siccità ha colpito ogni regione senza distinzione: in Lombardia sono state prevalentemente attaccate le colture di mais e di frumento, ma perdite economiche rilevanti si sono avute anche per il calo della produzione di latte, l’aumento dei costi per le irrigazioni nonché per la ventilazione e per il raffreddamento nelle stalle. In Piemonte gli alpeggi soffrono della scarsità di precipitazioni, mentre calano al contempo del 30% le rese delle foraggere. In Liguria gli oliveti della provincia d’Imperia vedono la cascola delle olive, mentre nelle zone di Andora e Albenga anche le coltivazioni di basilico sono in affanno. In Veneto si fa preoccupante il cuneo salino soprattutto nel Polesine, dove sono 62mila gli ettari interessati, equivalenti a un decimo di tutta la superficie regionale. In Trentino-Alto Adige il primo taglio di fieno è stato inferiore del 30% rispetto al solito, mentre in Friuli Venezia Giulia è stato sancito lo stato di sofferenza idrica.

Ma a sud del Po non va certo meglio. In Emilia-Romagna le provincie di Parma e Piacenza pagano dazio alla siccità, con danni al pomodoro da industria, ai cereali, alle barbabietole, alla soia, alla frutta e agli ortaggi. Danni a mais, foraggere, girasole e soprattutto grano duro sono stati invece riscontrati in Toscana, anche se si pensa che a questi si dovranno in un prossimo futuro sommare quelli dei vigneti e degl’oliveti. Sull’altro versante dell’Appennino non cambia la situazione: nelle Marche soffrono un po’ tutte le colture, prime fra tutte i foraggi, seguiti poi da mais e girasole e dove si verifica una certa sofferenza nelle stalle, con vacche che producono il 20% di latte in meno.

In Umbria le rese di grano e d’orzo possano calare del 30-40%. In tutto il Lazio la provincia che ha maggior ragione di lamentarsi è Latina, poiché possono ridursi fino del 50% i raccolti di mais, ortaggi, meloni e angurie. In Campania invece ogni provincia è in difficoltà, tanto che la regione ha chiesto al Governo di dichiarare lo stato di calamità naturale. In Abruzzo il 25% del Pil agricolo regionale è generato nella Marsica, ma qui si stimano perdite nelle produzioni orticole, nell’olivicoltura e nella zootecnia.

Scendendo poi per la costa adriatica gli invasi artificiali del Molise sono ai minimi storici, mentre in Puglia la siccità ha già danneggiato le produzioni di frumento, pomodoro da industria e ortaggi e, se non continuasse a piovere, le produzioni di olive dovrebbero calare del 30%. Nel frattempo soffrono però anche gli agrumeti e i vigneti. In Basilicata la zona di Metaponto sono notevoli i danni ai frutteti, agli agrumeti e alle orticole; nelle zone della Val d’Agri e del Vulture agli affanni dell’orticoltura si assommano quelli della viticoltura.

In Calabria negli uliveti le perdite medie sono già del 35-40%, nei vigneti, a causa dei grappoli bruciati dal caldo e dalla siccità, del 15% e nei pascoli calano le produzioni di foraggio. In Sicilia in certe zone agricole del catanese non è possibile irrigare a causa di una rete idrica inadeguata. La situazione infine non è felice nemmeno per la Sardegna, dove si stima un calo del 40% delle produzioni agricole. Gli allevatori sono poi rimasti senza pascoli, hanno raccolto la metà del fieno e subìto un calo drastico delle produzioni di latte. Anche la raccolta del grano ha visto un calo del 25% e così la regione ha deciso chi chiedere per tutta l’isola lo stato di calamità naturale.


Andrea