La Borsa merci telematica ha presentato le rilevazioni di questi giorni. I veri rincari riguardano energia e fertilizzanti
In occasione di Tuttofood, la Borsa Merci Telematica Italiana ha prodotto un’analisi sull’andamento dei prezzi all’ingrosso nel settore agroalimentare, investigando sul ruolo svolto dal conflitto in Medio Oriente. L’analisi, che si giova delle rilevazioni delle Camere di commercio e dei mercati all’ingrosso, evidenzia come la tensione nel Golfo Persico non abbia determinato un rialzo generalizzato dei prezzi dei prodotti agroalimentari.

Rincari, le specifiche
Per taluni prodotti, i rialzi su base annua sono riconducibili a dinamiche di mercato: è il caso delle carni, soprattutto bovine, che presentano, alla fine di aprile, un incremento per il vitellone del +10% rispetto ad un anno fa, dovuto alla minore disponibilità di capi da macello che si è registrata nei mesi scorsi.
Aumenti, contenuti, sono riscontrati tra gli oli di semi, prodotti che oltre ad un uso alimentare hanno anche un utilizzo biofuel e pertanto risentono dell’aumento del prezzo del petrolio. L’olio di palma è cresciuto del +9% rispetto a fine febbraio.
Cosa è aumentato davvero
Il forte rincaro del prezzo del petrolio, insieme alla crescita del gas e alle interruzioni nelle catene di approvvigionamento, sta causando un incremento dei costi energetici, di trasporto e di imballaggio a carico delle imprese del settore agroalimentare, con il rischio concreto di una trasmissione sui prezzi lungo la filiera fino al consumo.
Tra gli input produttivi che hanno mostrato forti aumenti va segnalato il gasolio agricolo, che mostra un aumento del +42% rispetto alla settimana antecedente lo scoppio del conflitto. Nonostante alcuni segnali di rallentamento nell’ultima settimana, i prezzi dei fertilizzanti rimangano su livelli elevati. In particolare, i prezzi dell’urea sono superiori di quasi il +50% rispetto allo scoppio del conflitto.
La situazione dei noli marittimi
Sul fronte della logistica, l’aumento del prezzo del carburante per le navi e la crescita dei costi assicurativi a causa del conflitto ha determinato un aumento del costo dei noli marittimi per il trasporto di container. In particolare, il costo sulla direttrice Shanghai-Genova fa segnare un aumento del +8%, sebbene restino ancora lontani i livelli record che furono raggiunti durante il periodo post pandemico a causa della paralisi della logistica.

Infine, occorre ricordare che l’aumento del prezzo del petrolio e dell’energia, oltre alle criticità logistiche, sta comportando dei forti aumenti delle quotazioni anche di alcune materie prime per gli imballaggi. I dati rilevati ad inizio maggio mostrano dei forti aumenti rispetto al periodo precedente lo scoppio del conflitto: i prezzi del polietilene e del polipropilene sono più che raddoppiati mentre il PET è aumentato del +70%.