Oltre 200.000 tonnellate salvate rispetto allo scorso anno. Inaspettatamente, la pandemia ha aiutato a sprecare meno.

Lo spreco di cibo è ancora un fenomeno difficile da debellare. Ma la sorpresa, alla vigilia della Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco di cibo, arriva dalla pandemia. Il Covid è stato capace di far scendere la quota di spreco alimentare in Italia: nel 2020 sono stati 27 i kg di cibo a testa finiti nella spazzatura (529 grammi a settimana), l’11,78% in meno, equivalenti a 3,6 kg, rispetto al 2019.

Un risultato apprezzabile poiché significa oltre 222.000 tonnellate di cibo “salvato” dallo spreco in Italia (per la precisione, 222.125 tonnellate) e un risparmio di 6 euro pro capite, ovvero 376 milioni euro a livello nazionale, in un anno intero. Per tipologia, a finire di più nella spazzatura è la frutta fresca: il 37% dell’intero spreco.

Quali sono le dimensioni del fenomeno? Lo spreco alimentare domestico nazionale vale ben 6 miliardi e 403 milioni euro ma sfiora il costo di 10 miliardi per l’intera filiera del cibo che finisce perso nei secchioni in Italia, se sommiamo alle perdite in campo quelle nel commercio e distribuzione che ammontano a 3 miliardi e poco più di 284 milioni.

Significa che nel 2020 in Italia sono andate sprecate 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/ Distal Universita’ di Bologna per campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos). Questo quadro giunge con il report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (sempre su rilevazione Ipsos), in occasione dell’8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario dopodomani.