La qualità rimane molto elevata ma, anche a a causa della crescita dei consumi dovuta al lockdown, si rende necessario continuare ad importare

Come sta l’olio italiano? Bene, ma se ne produce sempre meno mentre la domanda, anche a causa del lockdown, conosce solo aumenti. Basti pensare che la produzione olivicola (parliamo dell’annata 2020) è in netto calo, soprattutto nelle regioni del Sud Italia.

Risulta invece soddisfacente l’andamento nelle regioni del Centro ed in quelle del Nord. È questo il primo consuntivo della campagna 2020-2021, delineato da Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria olearia. Secondo le stime degli imprenditori, la regione Puglia, che in genere produce il 40% dell’olio nazionale, ha visto dimezzare i suoi quantitativi. Situazione analoga per la Calabria, mentre regge l’urto la Sicilia. Molto bene l’Umbria e la Toscana, che hanno registrato una crescita a due cifre, come pure le Marche.

La produzione di olio d’oliva nel 2020 si attesta dunque sulle 250mila tonnellate, con una decisa riduzione nei territori del Mezzogiorno, tradizionalmente olivicoli, e con qualche sorpresa a Nord.

Se consideriamo che nelle campagne più favorevoli la produzione nostrana difficilmente supera le 350mila tonnellate, è del tutto evidente che quanto prodotto nell’ultima campagna sia insufficiente rispetto al nostro fabbisogno interno ed estero, pari nel complesso a quasi un milione di tonnellate.

Tuttavia, nel 2020 i consumi di extra vergine, in particolare quelli domestici legati al lockdown e alle restrizioni da Covid-19, sono addirittura aumentati di circa il 6%. Colmare il gap produttivo, rispondendo ad una domanda più vivace, è più complicato negli ultimi mesi, poiché l’annata di scarica interessa tutto il Mediterraneo, in particolare i Paesi extra-europei.