Grande preoccupazione dei produttori nostrani per l’attacco, inatteso, da parte del parassita
Enorme preoccupazione tra le aziende agricole che hanno iniziato la raccolta dell’Abate, mentre fanno i conti con le rese delle pere estive, non positive. Dati preoccupanti per la William Bianca che ha subito cali produttivi fino al 30%, mentre sembrano più contenute le perdite registrate da Carmen, Santa Maria e Conference, con danni intorno al 10%.

Lo stress produttivo
Possiamo pensare si tratti di cali legati al caldo di giugno, che ha messo in stress piante e frutti in piena fase di maturazione alla quale si è aggiunta, appunto, la recrudescenza della cimice asiatica del tutto inattesa. Ancora più inaspettata la sua presenza, anche massiccia sul mais da granella, con effetti sia sulla qualità che sulla resa, ancora difficili da quantificare.
I danni sul mais
La cimice danneggia il mais provocando, innanzitutto, infertilità perché l’insetto si nutre delle parti che sono la via d’ingresso del polline per la fecondazione provocando spighe completamente o parzialmente vuote, in particolare quelle delle file più esterne dei campi. Il secondo danno è qualitativo perché la cimice perfora le foglie che proteggono la spiga fino ad arrivare ai grani ancora in fase di maturazione, deformandoli. Quando successivamente i grani si seccano si creano delle fessure entro le quali possono attecchire i funghi che generano le micotossine. Questo, naturalmente, contribuisce a diminuire fortemente la qualità con conseguenze a livello di prezzi pagati ai produttori.

Le possibili cause
Il problema, sempre più generalizzato, è in buona parte imputabile, secondo i produttori, alla limitazione all’uso dell’acetamiprid, insetticida selettivo che garantiva buoni risultati ma che oggi è poco efficace a causa di nuovi limiti imposti.
Una situazione complessa in un sistema agricolo già compromesso dai cambiamenti climatici e dai problemi di mercato.