I dati italiani evidenziano una diminuzione inferiore, però, alla media internazionale
Panoramica mondiale
L’analisi parte dal mercato più florido del mondo, quello americano. Chiudono in discesa, per il quinto anno consecutivo, i consumi di vino negli States, il mercato mondiale dal più alto controvalore al mondo, circa 60 miliardi di dollari l’anno, di cui 8 spesi per il vino made in Italy. Secondo le elaborazioni di Unione italiana vini (Uiv) su base Sipsource, le vendite della distribuzione nei supermercati, enoteche, ristoranti e locali sono scese dell’8,8% a volume e del 7,2% a valore.

L’analisi del mercato domestico
Anche gli italiani bevono meno, ma con decrementi più contenuti (-5,2% i volumi, -3% i valori) rispetto a una media fortemente condizionata dalla crisi dei prodotti statunitensi. A contenere il calo dei vini nostrani – secondo l’Osservatorio Uiv – è principalmente il Prosecco (+3,7% i valori), oltre ad alcune intramontabili denominazioni rossiste, come Chianti Classico e Brunello di Montalcino. In difficoltà tutte le altre principali Dop, nonostante l’Italia rimanga ben salda al comando dei consumi di vini d’importazione in un anno che ha svelato la nuova leadership delle vendite – anche a valore – nella categoria sparkling: 47,5% la quota per le bollicine del Belpaese, 46% quella francese.
Decremento tendenziale da tempo
Il calo delle vendite viene da lontano. Negli ultimi 4 anni i volumi consumati negli Usa si sono contratti di circa il 20%; è andata meglio ai vini italiani, che hanno ceduto circa il 12%. In tale situazione di debolezza del mercato, condizionato anche da una diminuzione del potere di acquisto, l’apparizione dei dazi risulta ancor più impattante. “Nel mese di dicembre c’è stata una crescita tendenziale dei prezzi attorno al 4%, nonostante i produttori italiani nell’ultimo semestre abbiano tagliato i propri listini in media del 10%”, spiega il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi, sottolineando che “ogni nuova partnership è un’opportunità, e un dovere, da cogliere, a partire da Mercosur e India”.
Vini, quali tipologie vanno ancora e quali no
L’Osservatorio Uiv avverte che gli spumanti italiani sono l’unica tipologia a registrare una crescita nei valori commercializzati (+2,1%), mentre i rossi contengono le perdite (-3,9% a fronte di -10,1% complessivo della categoria) ed i bianchi scendono del 5,3%. In caduta di circa 20 punti sia i rosati che gli aromatizzati.
Oggi le bollicine valgono il 40% della spesa americana per le bottiglie italiane, seguite dai bianchi (28%), dai rossi (17%), dagli aromatici (4%) e dai rosati (3%).
Come se la cavano i competitor
Tra i competitor, la Francia è riuscita a mantenere praticamente invariati i valori delle proprie vendite su base annua (-0,2%), grazie soprattutto ai bianchi e alla performance stabile degli Champagne.

Giù la Spagna (-4,7%). Tra i produttori del Nuovo Mondo, la Nuova Zelanda – leader nei bianchi – contiene le perdite (-2,9%) che invece sono in doppia cifra per gli altri (dall’Australia al Cile all’Argentina) e con i vini Usa, che valgono il 67% del totale dei consumi statunitensi a valore, a -8,6%.