Trentamila imprese a rischio chiusura, secondo le stime della Fipe

Il momento economico è terribile per tante categorie. Tra difficoltà nel reperire materie prime, costi dell’elettricità e del gas, instabilità geopolitica mondiale gli italiani devono fare i conti con un mondo che pensavano di non dover conoscere.

Instabilità, insicurezza e preoccupazioni sono il tratto dominante del contesto attuale: se la confortante ripresa del Turismo è stato un toccasana per l’economia del Paese, la guerra, la diffusione di nuove varianti Covid, il pesante ritorno dell’inflazione, proiettano l’ombra della recessione sul futuro, con  30mila imprese a rischio chiusura e la conseguente perdita di almeno 130mila posti di lavoro, che andrebbero ad appesantire l’emorragia di occupati subita dal settore durante la pandemia. Sono stime e considerazioni, preoccupanti ma reali, della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe-Confcommercio).

“Il settore, uscito dall’emergenza in gravissime condizioni, va sostenuto con provvedimenti emergenziali di rafforzamento e di estensione temporale dei crediti d’imposta sui costi energetici, la rateizzazione delle bollette e nuovi interventi di sostegno alla liquidità delle imprese, anche con gli strumenti di garanzia pubblica. Inoltre va definito un Piano energetico nazionale che preveda la diversificazione delle fonti e dei fornitori, con l’implementazione di un “Recovery Fund Energetico” europeo, capace di correggere anche il perverso meccanismo di determinazione del prezzo dell’energia”, recita una nota.