C’è una grande macchina termica accesa nel Pacifico, e il Mediterraneo fa da accumulatore
Ricordate El Niño? Non è scomparso ed è tornato. Cresce rapidamente e, per l’Organizzazione meteorologica mondiale, potrebbe diventare molto forte durante l’autunno boreale. Per il trimestre settembre-novembre, nel Pacifico equatoriale centrale, la superficie del mare potrebbe risultare in media fino a circa 3,6 °C più calda del normale.
Come si forma il ciclone
È un’anomalia molto forte, rilevata su una superficie oceanica enorme, capace di trasferire grandi quantità di calore all’atmosfera. Il fenomeno potrebbe poi rafforzarsi ulteriormente verso novembre e dicembre e restare attivo fino a febbraio. È come scaldare una massa d’acqua larga migliaia di chilometri, che comincia a scaricare energia nell’aria modificando piogge, venti e traiettorie delle perturbazioni a distanze continentali. È la potenza de El Niño.
Normalmente, gli alisei spingono le acque superficiali calde verso il Pacifico occidentale. Vicino alle coste del Sudamerica risalgono acque profonde più fredde, ma durante El Niño il meccanismo cambia assetto, poiché le raffiche di vento occidentale possono spingere altra acqua calda verso est. A quel punto il Pacifico centrale e orientale si scalda e cambiano le zone dove l’aria calda sale e dove quella più secca scende. El Niño modifica le probabilità, influenzando notevolmente l’atmosfera durante i mesi successivi.

Le previsioni della scienza
Secondo i meterologi, in Europa l’effetto di El Niño è meno diretto. Il suo segnale si combina con quello dell’Atlantico e con i grandi movimenti dell’atmosfera. In pratica, può rendere più irregolare la corrente a getto, il grande “nastro” di venti che scorre in quota. Questo può favorire periodi lunghi di alta pressione, interrotti da improvvise discese di aria fredda e fasi di maltempo.
Cioè, la bilancia statistica tende verso temperature più alte. Ma dentro la media possono esserci temporali molto violenti. E proprio questo è il punto.
Mediterraneo come accumulatore
Il Mediterraneo molto caldo evapora di più. L’atmosfera potrà pertanto quindi contenere più umidità. E quando arriva aria più fredda in quota. Significa che quando l’atmosfera decide di scaricare, il magazzino a disposizione può essere più grande. Semplificando, meno pioggia regolare e più acqua tutta insieme. Settimane asciutte. Poi temporali autorigeneranti. Siccità dei suoli e alluvioni lampo possono perfino convivere nello stesso anno. Per l’Italia è una pessima combinazione.
Oltre El Niño, la resa della comunità scientifica
Il nuovo rapporto dell’UNEP, *Limiting Overshoot – Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return, lancia un allarme che sa di resa. Secondo l’agenzia ambientale delle Nazioni Unite, il superamento della soglia di 1,5 °C di riscaldamento globale medio è ormai ampiamente considerato inevitabile nelle traiettorie realistiche di breve periodo. Tanto per fare un esempio, nel 2024 il pianeta ha già registrato per la prima volta un singolo anno con una temperatura media superiore di oltre 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale. Ma l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, nell’ambito della ormai celebre COP21, riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo. Il nuovo rapporto UNEP ragiona invece su che cosa fare avendo fallito questo obiettivo.
Dopo gli Accordi di Parigi
Nello scenario migliore analizzato dall’UNEP, il riscaldamento raggiunge circa 1,8 °C prima di tornare verso livelli inferiori. Altri scenari superano i 2 °C. Mettendo insieme i pezzi, i prossimi mesi diventano una specie di dimostrazione pratica di come funziona il clima del XXI secolo. Da una parte abbiamo un El Niño molto intenso, capace di ridistribuire enormi quantità di energia tra oceano e atmosfera. Dall’altra abbiamo un pianeta già riscaldato dall’accumulo dei gas serra.

In mezzo c’è l’Europa, con un rapporto meno diretto con El Niño ma immersa nello stesso sistema climatico globale. E c’è il Mediterraneo, che può comportarsi come un amplificatore quando masse d’aria più fredde incontrano mari molto caldi.
Lo scenario più plausibile non è quindi quello di una stagione semplicemente “calda”. È quello di un autunno statisticamente caldo ma meteorologicamente nervoso. Ecco cosa ci attende; periodi tardo-estivi che durano più del previsto, interruzioni improvvise, piogge concentrate, lunghe pause asciutte. Ma anche episodi localmente estremi.
La media sale, mentre aumenta la possibilità di oscillazioni violente.