Pasta, volumi in crescita per il biologico ma costi ancora

Lo segnala un report di Ismea elaborato sull’anno 2020; quando la filiera è integrata l’azienda agricola ha costi più bassi. Realtà nazionale caratterizzata ancora da dimensione aziendale penalizzante.

Complice anche un forzato e prolungato periodo tra le mura domestiche, il 2020 è stato un anno record per gli acquisti di pasta sia sul mercato interno (+8,9% le vendite) sia all’estero con un +20% delle esportazioni in valore. E la pasta biologica italiana presenta notevoli potenzialità di sviluppo che riflettono tuttavia alcune rilevanti criticità. Tra queste, secondo il rapporto Ismea “L’analisi della catena del valore della pasta biologica nella filiera italiana“, la dipendenza dalla materia prima estera e la presenza di costi di produzione più alti anche del 70% rispetto alla pasta convenzionale.

L’indagine, conclusa nel 2020, ha coinvolto 28 aziende biologiche rappresentative della realtà italiana, a cui è stato somministrato un questionario quali-quantitativo dettagliato su ogni costo e ricavo della filiera. 

I risultati rivelano che, quando le filiere sono totalmente integrate, ovvero quando l’azienda controlla internamente l’intero ciclo di vita della pasta – dal campo alla pastificazione -, la fase agricola è quella che deve sostenere i maggiori costi (specialmente per gli esborsi relativi alle operazioni di semina e di concimazione), compensati dal prezzo di vendita finale della pasta. Quando la filiera non è integrata, invece, i maggiori costi si spostano sulla fase di pastificazione.

La realtà italiana è caratterizzata da ben poche aziende dotate di silos per lo stoccaggio e da pochi molini certificati anche per il biologico; le aziende intervistate, molto spesso, hanno risposto di ritenere più agevole conferire a centri di stoccaggio terzi o lasciare la merce in conto deposito presso un molino. Del resto, la bassa presenza di molini certificati obbliga le aziende a percorrere molti chilometri per ricevere il servizio di molitura di grani biologici.

Questo determina la crescita dei costi nella fase molitoria, comunque molto variabili in relazione al tipo di semola macinata e al volume. La maggior parte delle aziende partecipanti all’indagine ha presentato un margine lordo positivo anche se spesso contenuto e non sufficiente a sostenere politiche di crescita tramite nuovi investimenti.

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