La presenza di Diaphorina citri nel Mediterraneo orientale riaccende l’allerta per il Citrus greening, la malattia più temuta dell’agrumicoltura mondiale

L’allerta fitosanitaria per gli agrumi si rafforza nel Mediterraneo. Le autorità fitosanitarie greche hanno infatti confermato il ritrovamento sull’isola di Rodi di Diaphorina citri, la cosiddetta psilla asiatica degli agrumi, considerata il principale vettore dell’Huanglongbing (HLB), conosciuto anche come Citrus greening, una delle patologie più devastanti per il comparto agrumicolo a livello globale.

Dopo le emergenze che negli ultimi anni hanno interessato numerose produzioni agricole europee, dalla Xylella fastidiosa agli insetti invasivi che hanno colpito colture strategiche, un nuovo organismo nocivo torna ad alimentare la preoccupazione degli operatori del settore. La possibile diffusione della psilla asiatica rappresenta infatti una minaccia concreta anche per le aree agrumicole italiane, tra le più importanti d’Europa.

Infografica sui danni provocati dalla psilla – Immagine generata con ausilio di A.I.

Il ritrovamento della psilla a Rodi

L’insetto è stato individuato nel mese di agosto grazie alle attività di monitoraggio condotte attraverso apposite trappole installate in un agrumeto dell’isola greca. Successivamente, la presenza di Diaphorina citri è stata confermata dal laboratorio ufficiale fitosanitario ellenico.

Si tratta del terzo ritrovamento della psilla asiatica nel Mediterraneo orientale, dopo il primo caso registrato in Israele nel 2021 e quello successivamente individuato a Cipro nel 2023.

La scoperta assume particolare rilevanza per la posizione geografica di Rodi: l’isola si trova infatti a soli 18 chilometri dalla costa turca, di fronte alla provincia di Muğla, una delle aree maggiormente vocate alla coltivazione degli agrumi in Turchia. In questa zona si estendono oltre 10.000 ettari di agrumeti, un patrimonio produttivo che rende concreto il timore di una possibile ulteriore espansione dell’insetto verso il territorio europeo.

Il timore dei produttori: rafforzare controlli e prevenzione

La segnalazione di Rodi ha immediatamente attivato le organizzazioni del comparto. Il Citrus Management Committee (CGC), organismo che rappresenta gli esportatori privati di agrumi, ha richiesto alle autorità europee un rafforzamento delle attività di sorveglianza in Grecia e Turchia.

Tra le richieste avanzate vi è anche l’intensificazione dei controlli sulle importazioni di materiale vegetale proveniente dalle aree considerate a rischio, con particolare attenzione a piante, innesti e altri prodotti destinati alla propagazione.

La questione riguarda direttamente anche gli equilibri commerciali europei. La Turchia rappresenta infatti il terzo fornitore extra-Ue di agrumi dell’Unione europea, con una quota pari a circa l’11% delle importazioni comunitarie e volumi che raggiungono circa 250 mila tonnellate, principalmente di mandarini e limoni. La Grecia, invece, è il terzo produttore europeo di agrumi, dopo Spagna e Italia.

La ricerca punta sulla lotta biologica

Accanto alla prevenzione, la ricerca scientifica rappresenta uno degli strumenti principali per contenere il rischio legato all’HLB.

Il Citrus Management Committee ha richiamato l’attenzione sul lavoro svolto dall’Istituto Valenciano di Ricerca Agronomica (IVIA), da anni impegnato nello studio dei vettori responsabili della diffusione del Citrus greening.

L’istituto ha già collaborato con le autorità portoghesi per contrastare Trioza erytreae, la psilla africana degli agrumi individuata in Algarve, e successivamente con l’Università della California per affrontare la presenza di Diaphorina citri a Cipro.

Secondo il CGC, gli interventi di lotta biologica attraverso l’utilizzo di parassitoidi naturali hanno consentito in questi contesti di mantenere sotto controllo le popolazioni degli insetti vettori, offrendo una possibile strategia anche per eventuali future emergenze in altri territori europei.

L’organizzazione chiede quindi che, in caso di nuovi ritrovamenti in Spagna o in altri Paesi produttori, venga autorizzato rapidamente l’impiego degli organismi utili già sperimentati con risultati positivi.

Investire in varietà resistenti e innovazione

Un altro elemento centrale della strategia di contrasto riguarda il sostegno alla ricerca genetica. Attraverso le risorse previste da Intercitrus, è stato introdotto uno standard che destina nei prossimi cinque anni una quota compresa tra il 15% e il 20% del budget alla ricerca sull’HLB.

Gli obiettivi principali riguardano lo sviluppo di nuove varietà di agrumi e di portainnesti capaci di tollerare o resistere alla malattia, così da ridurre la vulnerabilità delle produzioni.

Il vento e il materiale vegetale tra le principali vie di diffusione

Secondo le valutazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), la diffusione naturale di Diaphorina citri avviene generalmente su distanze limitate, nell’ordine di alcune centinaia di metri o pochi chilometri.

Tuttavia, condizioni ambientali particolari, come le correnti d’aria, possono favorire spostamenti più ampi. La sequenza dei ritrovamenti registrati negli ultimi anni — Israele, Cipro e ora Rodi — ha quindi alimentato l’ipotesi di una possibile diffusione favorita anche dai venti.

Il principale rischio di introduzione a lunga distanza resta però legato alla movimentazione di materiale vegetale infetto, come piante, rami e innesti destinati alla propagazione. La frutta fresca può occasionalmente trasportare l’insetto, ma secondo le valutazioni dell’Efsa questa modalità sarebbe meno probabile rispetto al commercio di materiale vegetale proveniente da aree dove il parassita è già presente.

L’Italia osserva con attenzione l’evoluzione della situazione

L’agrumicoltura italiana, concentrata soprattutto in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, rappresenta una componente strategica del comparto agroalimentare nazionale. Per questo motivo il monitoraggio della presenza della psilla asiatica nel Mediterraneo assume un’importanza crescente.

Un’immagine di una pianta malata – Immagine generata con ausilio di A.I.

La prevenzione, il controllo delle movimentazioni, la sorveglianza nei territori produttivi e il sostegno alla ricerca saranno gli strumenti decisivi per evitare che il Citrus greening possa raggiungere le principali aree agrumicole italiane, mettendo a rischio produzioni di eccellenza riconosciute sui mercati nazionali e internazionali.