Agricoltura, la grande sete del nord

Sofferenza idrica al settentrione, segnali positivi invece da Basilica e Puglia. Clima sempre più ingovernabile e problemi seri per le colture nostrane.

Le piogge, frequenti in aprile ma dalla modesta entità, non hanno alleviato la sofferenza idrica dei corsi d’acqua in Emilia Romagna e Toscana. Il Po evidenzia una decisa criticità, arrivando a superare il dimezzamento della portata soprattutto verso la foce. L’allarme è stato lanciato dall’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche che rileva a Isola S. Antonio (Al) un flusso di circa 145 mc3/sec (erano 547 l’anno scorso e 588 nel 2019).

Puntuale l’allarme colpisce le colture. Anche in Piemonte, dove la stagione irrigua è caratterizzata da una contrazione delle disponibilità  delle principali fonti idriche, con grande preoccupazione per i mesi più caldi; nei territori del  vercellese e del novarese, l’80% delle risaie non è ancora stata sommersa. La situazione di criticità è conseguenza di tre fattori: mancanza di piogge; irrigidimento del clima, che ha comportato una riduzione nello scioglimento della neve; operazioni di invaso soprattutto nei serbatoi in montagna, determinando vistose diminuzioni nelle già scarse portate defluenti.

La difficile situazione idrica piemontese rischia di incentivare le semine in asciutta, procrastinando il problema ai mesi più caldi, quando alle esigenze irrigue del mais si sommeranno quelle del riso, rendendo precario l’equilibrio idrico.

A risentirne è anche il lago Maggiore, repentinamente in discesa verso il livello minimo del periodo; fra i grandi bacini lacustri solo il Garda risulta sopra la media.

Risultano in crescita i fiumi valdostani (il livello della Dora Baltea è l’unico con il segno positivo in Piemonte) e l’Adda in Lombardia, che però è al minimo del recente quinquennio.

Anche i fiumi veneti segnalano le prime difficoltà con l’Adige, che registra uno dei dati peggiori dal 2014 e le portate del Livenza crollate al minimo dal 2017 (fonte: Arpav).

Rimangono largamente deficitari i flussi dei fiumi emiliano-romagnoli con il Secchia e l’Enza al di sotto del minimo storico d’Aprile (fonte: Arpae); restano insufficienti gli apporti pluviometrici sui territori rivieraschi.

E altrove come sta andando? Non va meglio in Toscana, dove i principali fiumi (Ombrone, Serchio, Sieve) sono sotto media mensile e la portata dell’Arno è calata di altri 25 metri cubi al secondo in una settimana (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana).

Nelle Marche solo il Nera e il Sentino risultano in crescita, mentre gli invasi, che trattengono complessivamente 45,83 milioni di mc d’acqua, segnano la peggiore performance dello scorso quinquennio (circa 22 milioni di mc in meno rispetto al 2018).

Se nel Lazio i fiumi (Tevere, Liri-Garigliano, Sacco) risultano in decrescita, godono invece di buona salute i laghi con il bacino di Bracciano al top dall’Agosto 2016.

E al Sud? In Campania il fiume Sele si presenta in aumento, calano Sarno e Garigliano, mentre il Volturno appare nel complesso stazionario. Lieve calo per il lago di Conza della Campania mentre gli invasi del Cilento si segnalano in leggero aumento.

Per una sorta di “legge del contrappasso idrico”, è infine felice la situazione delle disponibilità idriche in Basilicata e Puglia, colpite l’anno scorso dalla siccità (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Merdionale): i bacini lucani sono cresciuti, in una settimana, di oltre 16 milioni di metri cubi (invaso di monte Cotugno: + 9 milioni), segnando oltre 113 milioni di metri cubi in più rispetto al 2020; le dighe pugliesi indicano maggiori riserve sia sul 2020 (+118,58 milioni di metri cubi) che sul 2019 (+9 milioni).

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