Veneto, il ruolo sociale delle fattorie didattiche

Respirare il Veneto a cavallo non è solo una metafora, ma un nuovo modo di vivere e guardare la regione. E il cavallo rappresenta l'archetipo di un grande sistema ritmico che respira in sintonia con la natura.

Respirare il Veneto a cavallo non è solo una metafora, ma un nuovo modo di vivere e guardare la regione. E il cavallo rappresenta l'archetipo di un grande sistema ritmico che respira in sintonia con la natura. "Senza il concetto di respiro non potremo mai toccare un tema cruciale per il Veneto attuale: quello di come portare un nuovo senso della vita, un benessere interiore che la ricchezza materiale non è stata in grado di garantire. E l'animale ha la missione di aggrappare la sensibilità del mondo vegetale al mondo umano"; sono parole di Sabino Pavone, Presidente Associazione Regionale Scuole Waldorf del Veneto, e illustrano il nuovo tipo di percorso che si sta facendo strada nelll'equi-turismo, ma anche nella formazione, con un rinnovato interesse per il rapporto infanzia- agricoltura.

Le fattorie didattiche sono un luogo di conoscenza e di esperienza, dove vengono proposti percorsi di educazione alimentare ed ambientale per diffondere un uso consapevole e sostenibile di cibo, acqua, energia. In tutto il Veneto sono presenti 253 realtà di questo tipo, custodi del paesaggio rurale e luogo per esplorare la valenza ambientale dell'agricoltura. A Fieracavalli è stata illustrato l'incontro tra operatori delle fattorie didattiche e metodo steineriano. Nell'esempio specifico, utilizzato come case history, gli operatori hanno avuto alcune informazioni per imparare ad accogliere il bambino secondo un approccio steineriano.

"Con questo seminario- ha spiegato il Governatore Luca Zaia- introduciamo una novità metodologica che consente un'occasione di innovazione dedicata al segmento della famiglia. La fattoria diventa così un luogo dove imparare un nuovo modello educativo basato sul fare e implica un approccio più ampio all'agricoltura". L'approccio steineriano insiste molto sulla necessità di un contatto con la terra sin dall'infanzia. "Abbiamo necessità di esperienze forti nell'infanzia- conclude Pavone-l'amore di qualcosa che ci portiamo da grandi è un'esperienza che facciamo nell'infanzia".

L'incontro "Il bambino e il cavallo in fattoria didattica" si è prestato così ad una riflessione importante sulle esperienze in fattoria interpretate anche secondo l'approccio steineriano. "In questo modo- ha detto Elena Schiavon della Regione Veneto- cerchiamo di raccontare e far emergere un nuovo modo di vivere il rapporto con il cavallo come incontro tra uomo e animale. Inoltre proponiamo ai bambini una visione dell'agricoltura come esperienza concreta per far loro comprendere concetti centrali come la pazienza e l'attesa legate ad esempio alla stagionalità". A lanciare la provocazione verso l’approccio metodologico steineriano è stato Paolo Marostegan, della fattoria didattica Al Confin di Camisano Vicentino. “Tra le diverse scuole incontrate nel lavoro in fattoria didattica- afferma- la classe steineriana ha dimostrato di aderire all’esperienza non soltanto come ad una gita allo zoo di campagna. Il loro è in effetti un approccio sorprendente: il rispetto per gli animali, la pratica di azioni come la raccolta per fare l’esperienza dell’aritmetica, mi hanno convinto a lavorare di più e meglio sul collegamento tra il bambino e la terra seguendo questo tipo di approccio”.

Rispetto e ascolto risuonano anche nelle parole di Elena Torresan, che porta l’esperienza della fattoria didattica il Codibugnolo di Crespano del Grappa. “Come il codibugnolo, l’uccellino da cui ho tratto il nome, la mia fattoria si fonda su tre concetti base. E’ essenzialmente sociale, cioè aperta agli altri; è piccola e poco appariscente ed è stanziale”. Poi viene sviluppato un nuovo modo di intendere l’addomesticare, pratica centrale in una fattoria. “Nel Piccolo Principe di Saint-Exulpery, la volpe chiede al principe cosa significhi essere addomesticato e lui risponde “ significa creare dei legami”. Addomesticare implica rispetto, pazienza e anche la prospettiva di un premio finale. Ma non è possibile creare un legame senza conoscere l’indole dell’animale. Per le relazioni tra uomo e animale bisogna ritornare ad un metodo di comunicazione ormai sconosciuto: il linguaggio non verbale, una modalità di rapporto che quasi non siamo più in grado di capire” conclude.