Arrivano dall’Asia e sono sempre più diffuse nei parchi e nei giardini. Sono voracissime e modificano gli equilibri ecologici costruiti in migliaia di anni

Nell’epoca dell’informazione digitale si cerca sempre più il dettaglio. Le mantidi, ad esempio, insetti particolarissimi e anche difficili da vedere. Si dice che la loro presenza sia sempre di buon auspicio, in quanto indice di salute della biodiversità, ma quello che sta accadendo in questi giorni non è una vicenda a lieto fine.

Primo piano di una mantide

La mantide gigante

Molte delle mantidi attuali sono specie aliene del genere Hierodula, introdotte recentemente dall’Asia e protagoniste di una vera invasione biologica, con un impatto significativo sui competitor autoctoni. La mantide gigante asiatica, inizialmente avvistata nelle campagne cremonesi e parmigiane ha una struttura particolare: gli esemplari adulti possono arrivare fino ai nove centimetri di lunghezza.

Lo studio veneto

C’è uno studio scientifico coordinato dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio Maggiore, Vicenza, offre un primo modello concreto per valutare gli impatti delle mantidi aliene. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Orthoptera Research, partita con una collaborazione tra il Museo Zannato e l’Università degli studi di Padova, combina sperimentazione di laboratorio, analisi comportamentali, modellazione ecologica e oltre 2.300 segnalazioni raccolte tramite citizen-science da cittadini e appassionati da ogni parte d’Italia. Un case study interessante, in grado di ricostruire il processo di diffusione di una specie aliena, una volta stabilizzata, e la sua capacità di interferire con la biologia delle specie autoctone, alterando le reti trofiche e incidendo su servizi ecosistemici chiave.

Il Progetto Mantidi Aliene

La mantide gigante asiatica è in grado di predare un gran numero di impollinatori, piccoli vertebrati e specie minacciate di estinzione, modificando equilibri ecologici costruiti in migliaia di anni. Sono la spia di una globalizzazione che sta compromettendo in modo significativo gli ecosistemi.

Determinante, ancora, il contributo della citizen science: la maggior parte dei dati di campo proviene dal Progetto Mantidi Aliene – l’acronimo è PMA – una piattaforma coordinata a livello nazionale che ha raccolto migliaia di osservazioni georeferenziate da parte di cittadini, fotografi naturalisti e appassionati.

Primo piano di una mantide presa da dietro

“Senza il coinvolgimento diretto delle persone sul territorio non avremmo mai potuto ottenere una visione così ampia e dettagliata”, sottolineano William Di Pietro e Antonio Fasano del GRIO, il Gruppo di Ricerca sugli Insetti Ortotteroidei, coautori della ricerca. “La citizen-science non è solo divulgazione, ma uno strumento scientifico vero e proprio, capace di intercettare precocemente le invasioni biologiche, di documentarne gli effetti su scala spaziale e temporale, ma soprattutto di arrivare alle persone, coinvolgerle e sensibilizzarle su problemi ambientali in modo efficace”.