I dati d’acquisto ci dicono che i supermercati (82%) battono i mercati rionali (23%) e i negozi di prossimità (16%). Ancora scarso l’online, fermo al 3%.

Oltre 8 italiani su 10 (82%) valuta importante che i prodotti alimentari siano di origine locale, ovvero provenienti dalla propria regione o comunque dall’Italia. Emerge con forza da un’indagine dell’Osservatorio Shopping DoveConviene, app che semplifica lo shopping facendo risparmiare tempo e denaro.

Molto sentito il rapporto diretto con il produttore

Ma vince ancora la gdo

La geografia degli acquisti ci racconta però una storia diversa, che il supermercato sia di gran lunga il luogo preferito dagli italiani per la ricerca dei prodotti locali, scelto dall’82% del campione. Le attività commerciali di quartiere e di piccole dimensioni sono distanziate: i mercati rionali attirano il 23% dei consumatori mentre il 18% predilige il contatto diretto con il produttore e il 16% i negozi di prossimità. La fotografia conferma che, anche per il “locale”, la grande distribuzione rappresenta la porta d’ingresso verso il consumo quotidiano.

Il web stenta

Per quanto riguarda il digitale, il quadro è ancora più netto: solo il 3% acquista prodotti locali online, a conferma di un’area ancora ampiamente inesplorata. Anche i negozi specializzati bio o salutistici restano un fenomeno limitato, con quote che si attestano anche in questo caso intorno al 3%.

Le motivazioni delle scelte

Sul fronte delle motivazioni, gli italiani mostrano una visione pragmatica: qualità e freschezza rappresentano, per il 61% degli intervistati, il principale criterio che li spinge verso il prodotto locale. Oltre la metà (52%) sceglie il locale per sostenere l’economia del territorio, mentre il 27% indica il bisogno di fiducia e trasparenza nella filiera come elemento chiave. Anche l’ambiente gioca un ruolo: il 26% privilegia il prodotto locale perché percepito come più sostenibile, grazie a minori emissioni e trasporti ridotti. Tutti elementi che ci fanno pensare ad un consumatore consapevole, che sceglie il territorio in base a criteri di qualità e responsabilità.

Resistenza all’acquisto

Non mancano gli ostacoli all’acquisto di prodotti locali: il prezzo resta la barriera più rilevante, citata dal 52% degli intervistati. Infatti, la percezione di un costo più alto rappresenta quindi un freno significativo alla crescita del segmento. A pesare sono anche la limitata disponibilità e varietà dei prodotti locali (26%) e la scarsa riconoscibilità sugli scaffali (15%). Quest’ultimo dato mette in evidenza la necessità di strumenti informativi più chiari, sia fisici che digitali, per aiutare il consumatore a identificare immediatamente ciò che è davvero locale all’interno dell’offerta del punto vendita.

Al mezzogiorno ancora forte il legame con i produttori

Le differenze territoriali

Uno sguardo alle dinamiche territoriali completa il quadro, mostrando forti differenze regionali. In Trentino-Alto Adige la grande distribuzione sfiora il monopolio degli acquisti locali, raggiungendo il 96%, un livello molto alto anche in Toscana (92%) e Umbria (91%). In Liguria, al contrario, resiste un modello della spesa di quartiere: più di un consumatore su tre (35%) sceglie i negozi sotto casa per l’acquisto di prodotti locali. 

Anche al Sud emergono abitudini di acquisto maggiormente legate a realtà di vendita locali: per esempio, i mercati rionali raccolgono rispettivamente il 33% delle preferenze in Puglia, il 32% in Abruzzo e il 30% in Sicilia. Infine, ci sono territori dove il rapporto diretto con il produttore è ancora un’abitudine viva, come Molise (50%) e Basilicata (47%), realtà in cui la filiera corta mantiene un ruolo molto importante nell’economia locale.


Pubblicato il