La stima dell’Onu descrive una crescita senza precedenti, dovuta al graduale aumento della durata della vita umana

Ai tempi di Expo ci siamo ricordati di essere giunti a 7 miliardi dal 2011. Nonostante i virus, le guerre, la fame ma grazie ai miglioramenti nella salute pubblica, nell’alimentazione, nell’igiene personale e nella medicina. Ciò è anche il risultato di livelli elevati e persistenti di fertilità in alcune aree del mondo. Tuttavia, dopo una forte impennata a metà del XX secolo, la crescita della popolazione sta in realtà rallentando. Mentre la popolazione mondiale ha impiegato 12 anni per crescere da 7 a 8 miliardi, si stima che ci vorranno circa 15 anni, cioè fino al 2037, per raggiungere i 9 miliardi. Una spiegazione semplicistica ma reale afferma che le persone vivono più a lungo, con un accesso generalmente migliore all’assistenza sanitaria, al cibo, all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari rispetto alle generazioni passate. Questo a livello generale perché sappiamo che più di 800 milioni di essere umani soffrono la fame.

L’analisi dei numeri su base geografica

Fin qui i numeri grezzi. Volendo farci aiutare dalla demografia scopriamo che  la popolazione della Terra è raddoppiata dal 1974. Ma non è distribuita in modo uniforme su tutto il territorio. La metà della popolazione vive ancora in soli 7 paesi: Cina, India, Stati Uniti, Indonesia, Pakistan, Nigeria e Brasile. Su 8 miliardi di abitanti della Terra, oltre 1,45 risiedono in Cina e 1,41 in India.  La popolazione dell’India potrebbe superare quella della Cina ormai in qualsiasi momento

Bene la crescita, ma c’è un problema cibo

Siamo in grado di sfamare tutti? La domanda globale di cibo aumenterà del 70% entro il 2050 e, per soddisfarla, saranno necessari almeno 80 miliardi di dollari di investimenti annuali. Secondo la Fao, con una popolazione mondiale di oltre 9,7 miliardi di persone prevista entro il 2050 una persona su quattro a livello globale (quindi quasi 2 miliardi) è a rischio di carenza alimentare, 770 milioni rischiano la denutrizione, mentre 1,5 miliardi di esseri umani vivranno su un suolo con un contenuto salino troppo elevato per essere fertile.

Popolazione e diseguaglianze, con l’incubo inquinamento

Crescono troppo le disuguaglianze. Nei primi 2 anni di pandemia secondo Oxfam i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia.

Quanto all’impatto sul clima, in media in un anno gli investimenti di ciascuno di questi super ricchi in settori economici inquinanti “producono” una quantità di emissioni 1 milione di volte superiore rispetto a quella di un qualunque cittadino collocato nel 90% più povero della popolazione mondiale: il rapporto è di 3 milioni di tonnellate (1), contro 2,76 tonnellate di CO2 pro-capite in un anno.