Prezzi dei consumi superiori alla media degli ultimi cinque anni e flessione dell’export a fronte di una ripresa dei consumi, con scorte finali che potrebbero assottigliarsi

Nella stagione appena passata, l’Unione Europea ha registrato un incremento delle produzioni di olio d’oliva, nell’ordine dell’11% rispetto alla stagione precedente, raggiungendo quasi 2,3 milioni di tonnellate. L’andamento non è stato uniforme. In Spagna le rese di olive sono state inferiori del 9% rispetto all’anno precedente, compensate però da un contenuto di olio più elevato, nell’ordine del 17%. In forte flessione la Grecia, che al calo annuale della produzione (-16%) ha affiancato una contrazione nel contenuto di olio, perdendo circa il 33%, nonostante le maggiori rese di olive (+54%).

Il raccolto record in Portogallo (oltre 200mila tonnellate) è stato il risultato di una resa di olive superiore del 59% e di un contenuto di olio migliorato di oltre un quinto (+21%). In Italia l’aumento della produzione è stato in gran parte sostenuto dalla crescita delle rese di olive (+19%) mentre il contenuto di olio è rimasto pressoché invariato, secondo il dossier comunitario.

Le dinamiche dei prezzi

Naturalmente l’invasione dell’Ucraina ha portato conseguenze anche sul listino dell’olio. Nei mesi immediatamente successivi la curva dei prezzi è scesa leggermente, pur rimanendo su livelli superiori alla media degli ultimi cinque anni. In Spagna e Grecia i prezzi nazionali dell’olio extravergine di oliva si aggirano intorno ai 340 euro/100 chilogrammi (collocandosi rispettivamente del 19% e del 16% sopra la media quinquennale), mentre in Italia è di 430 euro/100 chilogrammi (in flessione del 5% rispetto alla media dei cinque anni precedenti).

È probabile, secondo l’Outlook della Commissione Agricoltura dell’Ue, che i prezzi rimangano elevati a causa degli elevati costi sostenuti di input e trasporto e dei prezzi elevati di altri oli e grassi. Una prospettiva che potrebbe essere sostenuta da aspettative produttive inferiori per il prossimo raccolto.

La crescita dei consumi

Il prezzo al consumo dell’olio d’oliva in Ue continua ad aumentare. A maggio era del 16% più alto rispetto all’anno precedente (19% per il burro, 45% per altri oli commestibili). Il consumo di olio d’oliva nell’Ue continua a crescere, in particolare grazie a vendite al dettaglio sostenute e alla ripresa della ristorazione dopo i due anni di lockdown a singhiozzo, che hanno scatenato alcune difficoltà per la tenuta del settore.

Export in contrazione

Le esportazioni dell’Ue-27 da ottobre a marzo sono inferiori del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per effetto dell’aumento dei prezzi e dei flussi record nell’ultima campagna. Nel 2021-2022, a conti fatti, questa tendenza dovrebbe portare a un calo delle esportazioni del 4%. Ciononostante, i livelli dell’export si collocherebbero su volumi più alti di circa l’8% rispetto alla media degli ultimi cinque anni.

Calo dell’import

Nel periodo fra ottobre e marzo le importazioni comunitarie sono state molto inferiori rispetto all’anno scorso (-26%), per effetto delle minori spedizioni dalla Tunisia, nonostante un buon raccolto nel Paese nordafricano. Nei prossimi mesi, poi, le conseguenze della guerra in Ucraina e i ridotti invii dal Mar Nero degli oli vegetali potrebbero aggravare ulteriormente il bilancio delle spedizioni dalla Tunisia, spingendola a tenere più alte le scorte interne e riducendo così il tradizionale flusso di olio d’oliva verso l’Unione Europea.

Produzioni in calo per il 2022-2023

La siccità potrebbe pesare sulla campagna in avvicinamento. La mancanza di pioggia e acqua per l’irrigazione in alcune regioni produttrici di Spagna e Italia, unita a un’alternanza semestrale in Portogallo, potrebbe portare a un calo della produzione di olio d’oliva dell’Ue nel 2022-2023, nonostante una certa ripresa prevista in Grecia. Uno scenario che dovrebbe continuare a sostenere i prezzi alla produzione nei prossimi mesi.


Andrea