Negli ultimi 50 anni abbiamo perso ben 5 mesi
Oggi è l’Earth Overshoot Day, il momento esatto in cui l’umanità ha consumato completamente il budget ecologico annuale della Terra. La Global Footprint Network annualmente calcola questa ‘dead line ambientale’ in collaborazione con la York University, considerando fattori come l’impronta ecologica dell’agricoltura, della pesca, del consumo idrico, delle emissioni di carbonio e dell’utilizzo di materiali edilizi. La data, variabile nel tempo, si sta spostando in avanti, passando da fine dicembre del 1970 al luglio attuale. Ciò significa, drammaticamente, che in poco più di cinquant’anni abbiamo accelerato in modo preoccupante il nostro consumo di risorse naturali.

Fenomeno globale ma con grandi differenze
La popolazione mondiale consuma il controvalore di 1,8 Terra ogni anno, superando dell’80% la capacità rigenerativa degli ecosistemi terrestri. Lo squilibrio alimenta le principali crisi ambientali contemporanee: la perdita di biodiversità, la deforestazione, il degrado del suolo, l’esaurimento delle risorse idriche, il collasso degli stock ittici e l’accumulo di gas serra nell’atmosfera. L’Earth Overshoot Day non è però uguale per tutti i paesi. Ogni nazione lo raggiunge in momenti diversi dell’anno, in base al livello di consumo delle risorse naturali rispetto alla biocapacità del proprio territorio. Nei paesi ad alto reddito l’Earth Overshoot Day è molto anticipato (Qatar e Lussemburgo già a febbraio). Ciò significa che bruciano rapidamente risorse limitate e non rinnovabili che poi mancano al resto del mondo.
E l’Italia? Ha esaurito le risorse due mesi fa
Per l’Italia il 2025 segna un momento di riflessione. Il paese ha infatti raggiunto l’Earth Overshoot Day il 6 maggio scorso, in anticipo rispetto al 19 maggio del 2024. Questa variazione di quasi due settimane è dovuta a due fattori. Da un lato gli aggiornamenti nei metodi di calcolo hanno comportato un anticipo di 11 giorni, dall’altro (dato preoccupante) l’incremento reale nel consumo di risorse ha aggiunto un ulteriore giorno di anticipo. Ciò significa che l’Italia deve ancora investire nella sostenibilità. Tradotto, servono più politiche di incremento dell’efficienza energetica, la promozione di mezzi di trasporto meno inquinanti, il supporto a pratiche agricole sostenibili e il rafforzamento della raccolta differenziata e del riciclo.
Un debito ecologico di 22 anni
Il sovrasfruttamento delle risorse naturali ha creato quello che gli esperti definiscono un “debito ecologico” cumulativo di 22 anni nei confronti del Pianeta. Stiamo vivendo ‘a credito’ ogni anno, ma abbiamo anche accumulato un enorme debito nei confronti del sistema Terra. Abbiamo perso intere foreste, eroso i suoli e impoverito i mari e alcuni danni sono ormai irreversibili, come le specie estinte o i ghiacciai sciolti. La crisi climatica in corso aggrava ulteriormente la capacità della Terra di rigenerarsi.

I rimedi per il futuro
L’economia circolare, basata su riciclo, riutilizzo e azzeramento degli sprechi, costituisce un elemento chiave. L’alimentazione sostenibile richiede una diminuzione del consumo di carne e la preferenza per cibi biologici, locali e stagionali. La mobilità green deve favorire trasporti pubblici, biciclette e veicoli elettrici. Infine, servono politiche globali con accordi internazionali più stringenti per la tutela ambientale.