La scomparsa degli squali

Negli ultimi cinquant’anni sono calati del 70% e a causa del cambiamento climatico si stanno spostando in acque più fredde, destabilizzando l’ecosistema marino precedente

La presenza di squali e razze sul nostro Pianeta si avvicina ormai al “punto di non ritorno”. Lo sostiene un team internazionale di scienziati che a fine gennaio ha pubblicato un allarmante studio sulla rivista Nature. In base alle ricerche svolte, il numero di questi animali marini è diminuito del 71,1 per cento fra il 1970 e il 2018. Non solo ma ben 24 specie su 31 rischiano l’estinzione; molte di queste sono considerate “in pericolo critico” nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura: si tratta del più alto grado di rischio.

Ma quali sono le cause del declino? Le minacce principali per la fauna marina sono le attività umane, i cambiamenti climatici, l’inquinamento – anche quello acustico – e la pesca eccessiva. In particolare, gli squali vengono cacciati per la loro carne, per l’olio di fegato e per le loro pinne, ingrediente principale di una zuppa molto apprezzata in Asia.

Nella medicina tradizionale cinese vengono impiegate anche le piastre branchiali del trigone, una razza conosciuta comunemente come pastinaca. Gli squali soffrono particolarmente a causa di queste pratiche poiché la loro popolazione cresce lentamente; possono passare diversi anni, anche decenni, fra la nascita di un esemplare e quella del suo primo figlio.

Non tutte le specie sono in diminuzione. Fra queste c’è il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) che, però, sta modificando le sue abitudini per colpa del riscaldamento globale. L’aumento delle temperature oceaniche è il motivo che ha prodotto la migrazione del più grande pesce predatore esistente sul Pianeta. Dal 2014, lungo le coste della California, gli squali bianchi si sono spostati di circa 600 chilometri più a nord, in acque prima troppo fredde.

E ovviamente ciò non è una buona notizia per gli altri ospiti marini dell’area, come le lontre di mare, le cui doti d’ingegneria sono fondamentali per gli ecosistemi di cui fanno parte, ma il cui numero è calato dell’86 per cento nella baia di Monterey. Gli squali vivono infatti a temperature comprese fra i 15 e i 22 gradi, ma le acque californiane con una temperatura simile si sono ridotte del 5 per cento. Questo significa che c’è meno spazio per i predatori, che finiscono per trovarsi compressi con le loro prede in un areale decisamente più ridotto.

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