Secondo l’Undp, 71 milioni di abitanti dei paesi in via di sviluppo sono scivolati sotto la soglia della povertà estrema in questo breve lasso di tempo

Sono bastati appena tre mesi di guerra per far salire alle stelle i prezzi delle materie prime, facendo piombare nella povertà estrema ben 71 milioni di persone. Sono i dati del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp). La guerra in Ucraina ha provocato un’impennata dei prezzi delle materie prime (soprattutto alimentari) e dell’energia.

Sono bastati tre mesi. La guerra ha scatenato una carenza globale di alcune materie prime e pesantemente compromesso l’approvvigionamento di petrolio e gas; i loro prezzi sono saliti alle stelle contribuendo, così, alla crescita del tasso d’inflazione. Come conseguenza, 71 milioni di abitanti dei paesi in via di sviluppo sono scivolati sotto la soglia della povertà estrema, fissata per convenzione in un reddito inferiore agli 1,90 dollari al giorno. Tutto questo in soli tre mesi. I numeri arrivano da un report del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp).

Sconfiggere la povertà estrema, obiettivo sempre più ambizioso

Alcuni studi sottolineano che la guerra ha avuto effetti deleteri soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione. Un report di Oxfam, pubblicato a fine marzo, sostiene che nel corso del 2022 altri 198 milioni di persone fossero a rischio povertà a causa della pandemia e dell’aumento delle disuguaglianze, e altri 65 milioni a causa della guerra e dell’aumento dei prezzi. Inserendo anche coloro che erano in questa condizione già da prima, si arriva a un totale di 860 milioni, cioè l’11 per cento dell’umanità. E dire che mancano appena otto anni al 2030, l’anno entro il quale la comunità internazionale si è impegnata a realizzare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il primo degli Obiettivi di sviluppo sostenibile è quello di sconfiggere la povertà.

Povertà, in quali parti del mondo?

L’Undp ha cercato di ricostruire l’impatto dell’aumento dei prezzi alimentari. Un aumento che ormai appare fuori controllo: l’indice della Fao a giugno 2022 si attestava sui 154,2 punti, quasi trenta in più rispetto a un anno prima. La ricerca conferma i dati di Oxfam, stimando che 71 milioni di persone, in 159 paesi in via di sviluppo, siano ricaduti in una condizione di povertà estrema in appena tre mesi. La zona più critica resta l’Africa subsahariana, ma preoccupano anche Armenia, Uzbekistan, Haiti, Pakistan e Sri Lanka. Se invece si conteggia il numero di persone che rischiano di trovarsi a vivere con meno di 5,50 dollari al giorno (un’altra delle soglie di povertà individuate dalla Banca mondiale), si scoprono aree critiche anche nelle immediate vicinanze del conflitto. Come Albania, Kosovo, Moldova, Montenegro, Georgia. E la stessa Ucraina.

I pvs ce la faranno da oggi?

E la ripresa non è esattamente dietro l’angolo. Per tenere a bada l’inflazione le banche centrali sono state costrette ad alzare i tassi d’interesse, cosa che compromette ulteriormente la crescita dell’economia. I paesi in via di sviluppo, già alle prese con un alto livello di indebitamento con l’estero e scarne riserve fiscali, non possono pensare di risollevarsi da soli: l’Unep mette bene in chiaro che serve un’“attenzione urgente da parte della comunità internazionale”.

Assistiamo ad una crescente divergenza nell’economia globale, dal momento che interi paesi in via di sviluppo affrontano la minaccia di essere lasciati indietro mentre lottano per far fronte al perdurare della pandemia da Covid-19, agli schiaccianti livelli di indebitamento e, ora, a una crisi alimentare ed energetica in accelerazione.


Andrea