Mentre l’attenzione generale è catalizzata da siccità e caldo, l’industria non la trova per gli usi alimentari

È terminata la CO2, meglio conosciuta come anidride carbonica. Non si può più avere l’acqua gassata, almeno se la si vuole di una certa marca. Da “Acqua Sant’Anna“, il più importante produttore europeo di acque oligominerali con un miliardo e mezzo di bottiglie all’anno, fanno sapere infatti che le linee di produzione delle acque gassate sono state fermate per mancanza di anidride carbonica. “La CO2 è introvabile e anche tutti i nostri competitori sono nella stessa situazione”, dice l’azienda.

Sì avete capito bene, si tratta proprio di quella anidride carbonica, pardon CO2, il gas principale responsabile delle alterazioni del clima. C’è troppa anidride carbonica in atmosfera eppure non ne abbiamo abbastanza per gli usi alimentari? E l’anidride carbonica che permane per lungo tempo nell’atmosfera contribuendo all’effetto serra naturale è la stessa o diversa da quella che iniettiamo nell’acqua per renderla frizzante? Cerchiamo di capirci qualcosa

L’anidride carbonica in natura

La CO2 non è tossica e nemmeno nociva: è un composto atmosferico “naturale”. È indispensabile alla vita perché parte dei cicli biogeochimici naturali, attraverso l’ossidazione delle molecole organiche (cioè le molecole della vita), definite “carboniose” proprio perché strutturate intorno all’atomo di carbonio. Una volta generata tramite respirazione cellulare, combustione o decomposizione delle molecole organiche, la CO2 finisce nel comparto atmosferico, dove permane per lungo tempo contribuendo all’effetto serra naturale.

E allora dov’è il problema? L’eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera di oggi deriva dalle attività antropiche, poiché le emissioni di CO2 atmosferica oggi sono soprattutto il risultato della combustione di fonti energetiche fossili (benzina, diesel, kerosene, gas).

L’anidride carbonica usata per i prodotti alimentari

Il biossido di carbonio ha molte applicazioni in ambito industriale (per esempio, serve per il trasporto dell’energia, principalmente come refrigerante o liquido di raffreddamento) e nell’industria alimentare. Poiché è inodore, insapore e atossica, una volta trattata e purificata non serve soltanto per gassare le bevande, ma è fondamentale per preparare i surgelati e nei processi di conservazione delle confezioni in atmosfera modificata di alimenti (per esempio nelle insalate prelavate).

Molto ampio è anche l’uso nel settore sanitario. Il processo di carbonatazione artificiale risale al 1767 (si deve all’inglese Jacob Preistley), il primo uso per le bevande è invece del signor Jacob Schweppes, che in Svizzera produsse nel 1783 la prima acqua minerale gassata.

Come si produce la CO2 da usare nell’industria

Oggigiorno quando si parla di “produzione” di anidride carbonica si pensa subito alle emissioni nocive, ma in realtà c’è un comparto industriale che la produce e la immagazzina per venderla. Si tratta di grandi aziende (Basf, Air Liquide, Linde, Praxair, Messer, per citarne alcune) che producono appunto gas utilizzati negli impianti industriali e nei laboratori chimici.

Si sviluppa sempre più anche il sistema di riutilizzo della CO2 emessa in altri processi di lavorazione, così come è tra i settori di ricerca principali quello di una tecnologia capace di catturare l’anidride carbonica dall’atmosfera. Il problema della sua produzione, tuttavia, sta nel suo prezzo di mercato, troppo basso per invogliare investimenti in stabilimenti dedicati. Così, circa la metà dell’anidride carbonica per usi alimentari in Europa proviene da impianti di fertilizzanti, che la ottengono come sottoprodotto dell’ammoniaca, oppure delle fabbriche di bioetanolo.

C’è anche un non residuale problema di traporto, perché va trasportata in bombole pesantissime, o in cisterne refrigerate a -80 °C, con il grosso rischio che il carico evapori prima di arrivare a destinazione, cosa che rende del tutto assente l’import-export su larga scala.

Perché oggi manca

Non è la prima volta che l’anidride carbonica per uso alimentare scarseggia, l’ultimo grande allarme del settore delle bevande e della carne è del 2018. Ne sanno qualcosa i Paesi grandi produttori di birra non artigianale, dove occorre per gassarla, mentre in Italia secondo Assobirra le bollicine dipendono soltanto dal naturale processo di fermentazione. All’origine dell’attuale carenza di biossido di carbonio ci sarebbe invece la maggiore richiesta del prodotto nel comparto sanitario, dovuta alla pandemia di Covid.


Andrea