L’invasione russa dell’Ucraina ha sconvolto i mercati agricoli, aumentando l’inflazione alimentare e la fame nel mondo

Ogni 16 ottobre la Fao, istituto specializzato delle Nazioni Unite, presenta il rapporto Sofi (stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo). I numeri erano in crescita, siamo passati da una situazione di insicurezza alimentare che riguardava meno di 800 persone nel 2015 alle oltre 810 milioni del 2020. Il prossimo ottobre saranno svelate le cifre sul 2021 ma non ci aspettiamo niente di buono. La pandemia si è incuneata in uno scenario già drammatico, poi sono arrivati i rincari dell’energia, la crisi dei container e da ultimo l’invasione dell’Ucraina.

Cibo e prezzi

C’è meno cibo a disposizione e i prezzi sono i più alti di sempre. È stato presentato nelle ultime ore un altro documento, ancora più drammatico. Il numero di persone che affrontano l’insicurezza alimentare a livello globale (il che significa che non sanno se riusciranno a mettere insieme due pasti veri al giorno, da sommare a tutti coloro che invece certamente NON ce la faranno) aumenterà fino a 243 milioni entro novembre, per un totale di 1,9 miliardi di persone, spiega oggi la nuova ricerca “Food Security and the Coming Storm“, di Eurasia Group e DevryBV Sustainable Strategies. Il report è stato presentato a New York, in occasione del vertice inaugurale del Global Citizen NOW.

Lo studio offre previsioni e raccomandazioni politiche per questa crisi globale, basate su un approccio collaborativo tra i partner, affidandosi ad analisi di scenari geopolitici, modellazione del mercato ed esperienza in materia. La guerra della Russia contro l’Ucraina ha sconvolto i mercati agricoli, aumentando l’inflazione “alimentare” (cioè provocando l’aumento dei prezzi delle derrate) e la fame nel mondo. Cresce così, quasi in silenzio e di nascosto, il rischio di povertà, fame e malnutrizione nel mondo. Con tutto quello che ne consegue; guerre, migrazioni epocali, morte.

Cibo, i possibili scenari individuati dal report

Il report individua tre potenziali traiettorie per la guerra tra Russia e Ucraina, giudicato al momento il maggior fattore di rischio mondiale; stallo, escalation e rallentamento delle attività belliche. Il rapporto stima l’impatto di ciascuna di esse sull’insicurezza alimentare globale. In particolare, lo scenario più probabile secondo Eurasia Group, lo stallo (con una probabilità del 70%), è anche il più grave per quanto riguarda la questione della fame del mondo.

Anche nello scenario più ottimistico, il “climbdown” (probabilità del 5%), che presuppone un cessate il fuoco e un’attenuazione del conflitto, il livello di insicurezza alimentare nel 2022 sarebbe comunque superiore a quella del 2021. Prima della guerra, i livelli di fame avevano già superato i precedenti record stabiliti nel 2021, con quasi 193 milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare e bisognose di assistenza urgente in 53 paesi e territori.

Però, c’è anche un però. Nonostante queste previsioni negative, il rapporto afferma che, se tutte le nazioni cooperassero, una serie di misure potrebbe contribuire a ridurre le sofferenze umane in qualsiasi scenario di guerra. Tra queste, uno sforzo coordinato per mantenere aperto il commercio alimentare con l’Ucraina e la Russia nonostante le sanzioni e altre questioni di carattere bellico.


Andrea