L’Expo di Milano del 2015 potrebbe lasciare in eredità una dichiarazione, il Protocollo Milano, che impegna i Paesi firmatari a ridurre del 50% lo spreco di cibo nel giro di cinque anni, a incentivare l’agricoltura sostenibile e a promuovere stili di vita sani.
Il testo non è ancora pronto, ma di una prima bozza si parlerà il 26 e il 27 novembre al quinto forum internazionale del Barilla Center for Food and Nutrition, che lancia la proposta di un accordo globale. ”Getteremo le basi del Protocollo di Milano” spiega il sito del centro nella parte dedicata alla due giorni, che si svolgerà all’università Bocconi e si potrà seguire anche in streaming.
Gli impegni riguarderanno la riduzione dello spreco di cibo che ora vale 1 miliardo 300 milioni di tonnellate all’anno (l’ipotesi è il dimezzamento entro il 2020), dando una gerarchia nell’uso del cibo, favorendo le filiere, sensibilizzando la gente. Per evitare lo spreco di cibo, ridurre il numero di persone malnutrite (che sono 868 milioni) e degli obesi e sovrappeso (che sono il doppio, cioè circa 1 miliardo e mezzo) si prevede di lavorare non solo sugli sprechi ma anche su una cultura della prevenzione incoraggiando sistemi di vita sani, e l’attività fisica.
E si prevede anche un impegno per una agricoltura sostenibile, ad esempio fissando un limite alle coltivazioni di biocombustibili (che provengano da elementi che possono essere usati per l’alimentazione animale) al 5% dell’obiettivo di energie rinnovabili di ciascun Paese. Il lavoro sarà anche per mettere un freno alla speculazione finanziaria sul cibo. Una delle ipotesi è quella di far pressione per introdurre un tetto alla misura e al numero delle speculazioni che si possono fare in campo alimentare e agricolo.
I Paesi avranno un anno per la fase preparatoria e poi dovranno concretizzare un sistema nazionale in grado di occuparsi dei tre impegni che riguardano: spreco di cibo, agricoltura sostenibile e stili di vita sani. La filosofia del Protocollo si trova nell’introduzione alla bozza ”fare di più con meno”.