Enoturismo in ripresa e sempre più femminile

Quest’anno la santa Pasqua coincide con l’esplosione della primavera e risveglia la mai sopita voglia di turismo e di scoperta enologica

Il nuovo enoturismo è decisamente esperienziale, abbina il vino alle altre risorse del territorio (79%), è digitalizzato (77%), predilige l’aria aperta (73%), ma è di breve durata (71%) e di prossimità (67%); riuscendo al tempo stesso ad essere molto internazionale (66%), aperto alle generazioni (59%) e sempre più al femminile (57%).

È il risultato dell’indagine dell’Osservatorio nazionale “Città del Vino”, presentata nei giorni scorsi a Vinitaly e promosso da Città del Vino, Associazione Nazionale Le Donne del Vino e Associazione La Puglia in Più. 

Cercando di tracciare un identikit sufficientemente preciso possiamo svelare che il nuovo enoturista è giovane, è un under 35 (60%), dispone di un livello di istruzione inequivocabilmente alto (95%), e di reddito superiore (84%). Ed in più: in prevalenza è un cittadino (75%) che fa vacanze enoturistiche di breve durata (71%) e di prossimità (67%). Ma si tratta di un turismo del vino più di breve che di lunga durata, più di prossimità che di largo raggio, ancora molto internazionale ma sempre più apprezzato dagli italiani, aperto e trasversale alle generazioni. Un turismo del vino per tutte le età – dai giovani in su – e soprattutto sempre più al femminile, nella domanda come nell’offerta.

La pandemia ha determinato performance peggiori (35%) e decisamente peggiori (30%) rispetto al 2019, ma per 6 Comuni su 10 il turismo del vino tornerà presto a una situazione pre-pandemia, percepita come temporanea. E per oltre la metà (57%) questo avverrà proprio nel 2022; per il 29% occorrerà attendere il 2023.

In ambito nazionale le proiezioni degli intervistati sono meno ottimistiche: 49% contro 33%. Per i sindaci delle Città del Vino è strategico avere un piano di promozione e comunicazione (91% delle risposte), fondi a sostegno dei Comuni (86%) e delle aziende vitivinicole (84%), fino ad arrivare a incentivi fiscali per l’enoturista (62%); un modo intelligente e nuovo, questo, per sostenere un fenomeno che può dare ancora tanto al Paese, ai territori, all’impresa e al lavoro.

Ma dove vanno gli enoturisti? I territori top sono nell’ordine: Toscana, Piemonte, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Guidano la classifica del sud, al sesto e settimo posto, la Sicilia e la Puglia. Invece i principali fattori di attrattività sono di contesto: la cultura e l’arte, il paesaggio, a seguire la qualità e la notorietà dei vini, la capacità di accogliere gli stranieri e la varietà dei territori.

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