Conflitto russo – ucraino, le conseguenze sulle produzioni agricole

Mancano i rifornimenti di grano, mais, soia, commodities prodotte nell’area del conflitto e oggi quasi impossibili da trasportare da noi

L’Italia cerca una strategia per uscire dall’impasse causata dal conflitto orientale. I rifornimenti di grano duro, mais e soia, i primi due alla base dell’alimentazione umana e l’ultima importantissima nella preparazione dei mangimi per animali, scarseggiano ed il nostro Paese prova a correre ai ripari.

Per il 2022 è previsto in Italia un aumento del 10% delle superfici seminate a soia rispetto al 2021, anno in cui per l’Istat sono stati interessati 285 mila ettari, mentre per il mais è attesa una contrazione del 5%, rispetto ai complessivi 960 mila ettari dell’anno precedente.

Va in questo senso la previsione che emerge da un’indagine di Assosementi, associazione di categoria che riunisce le aziende sementiere italiane, condotta su due delle principali colture industriali del nostro paese. Purtroppo da anni l’area di coltivazione del mais mostra una preoccupante contrazione, con conseguente aumento delle importazioni per rispondere all’interno fabbisogno.

Nonostante la granella di mais ottenga oggi prezzi più alti rispetto al passato, gli agricoltori sono scoraggiati dall’aumento dei costi di molti fattori di produzione, in particolare dei fertilizzanti, che riducono drasticamente gli effetti delle attuali quotazioni. Ci sono anche altri fattori, però. Alcuni strutturali, come la scarsità delle superfici, accentuata da un’annata record per le semine di frumento. Altri invece congiunturali, come l’andamento meteorologico. La paura della siccità, derivante da una prolungata assenza delle piogge, è un aspetto che ha inciso sulle scelte di molti agricoltori.

Circa l’aspetto reddituale, il mais sembra dunque meno competitivo rispetto ad altre scelte colturali, come appunto la soia, meno esigente in termini di apporti, soprattutto di azoto e dunque dai costi di produzione inferiori. Alla luce dei rischi legati a un’eccessiva dipendenza dall’import di materie prime e in considerazione delle scelte strategiche che il nostro Paese sta definendo per l’applicazione in Italia della riforma della PAC, c’è da auspicare un percorso condiviso che porti a scelte colturali capaci di assicurare rifornimenti strategici dal punto di vista della sicurezza alimentare

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