L’ alluvione in Emilia-Romagna è l’ennesimo segnale della crisi climatica, aggravata da urbanizzazione e consumo di suolo
Per la quinta volta in meno di due anni le stesse località vengono travolte da precipitazioni estreme. L’Emilia Romagna è flagellata dalle inondazioni. Episodi simili si erano già verificati a maggio 2023, quando furono devastate le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna, e più recentemente il 3 e 4 ottobre scorsi, a causa della tempesta Boris.
Alluvione a Bologna
Adesso, Bologna e l’area metropolitana hanno subito i danni maggiori. Comuni come Pianoro, Monterenzio, Idice e San Lazzaro di Savena sono stati danneggiati dalle esondazioni dei fiumi Savena, Zena e Idice, mentre gli affluenti del fiume Reno, in parte tombati nel secolo scorso per far spazio alle costruzioni e che oggi scorrono sotto il suolo in alcune zone della città di Bologna, sono esplosi a causa della pressione accumulata nei condotti sotterranei.
I danni parlano di 3.500 persone evacuate nella provincia di Bologna, con cinquecento sfollati solo nel comune del capoluogo. Almeno 15mila edifici sono rimasti senza elettricità, alcuni per più di ventiquattro ore; le strade sono state chiuse e decine di frane hanno interessato la zona appenninica.
Pioggia da record, tanta acqua in poche ore quanta in due mesi
Gli accumuli registrati tra le 6 di sabato 19 e la stessa ora di domenica 20 ottobre hanno raggiunto valori estremamente elevati, con punte tra 160 e 180 millimetri nell’area metropolitana bolognese. A Bologna San Luca, si sono toccati i 148,5 millimetri di pioggia in ventiquattro ore: un valore vicino al record storico del 1928 (150 millimetri). Come ha sottolineato Arpae, “particolarmente preoccupante è stata l’intensità delle precipitazioni, con picchi di oltre 30 millimetri/ora e accumuli di cento millimetri in appena quattro ore”. Praticamente, in sei ore su Bologna è caduta la quantità di acqua che dovrebbe scendere in due mesi autunnali.
Una slavina d’acqua
I livelli di pioggia spiegano le gravi conseguenze che si sono verificate, ma ad aggravare la situazione è stato il suolo delle colline intorno a Bologna, saturo a causa di un mese particolarmente piovoso. Bologna è stata colpita da una vera “slavina d’acqua”, che il terreno non è riuscito a trattenere. Di conseguenza, l’acqua non solo ha esondato dai fiumi, ma è anche fuoriuscita dai tombini e dagli scoli della città, scoperchiando anche alcune tombature dei fiumi sotterranei.
Un esempio è quello del torrente Ravone, interrato nel quadrante ovest, il cui idrometro ha segnato 3,14 metri, superando il precedente massimo di 2,54 metri registrato a maggio 2023, prima di essere completamente sommerso dalla piena. La pressione dell’acqua ha fatto esplodere il condotto sotterraneo in diversi punti, come in via Saragozza e via Andrea Costa, mentre è tracimato nei tratti a cielo aperto. Il risultato è stato devastante: intere attività commerciali sono state spazzate via dal fango, causando danni per milioni di euro.
Perché le alluvioni colpiscono sempre l’Emilia-Romagna? Analisi delle cause
Le cinque alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna tra il maggio 2023 e l’ottobre 2024 sono il risultato di un insieme di fattori territoriali e climatici. Da un lato, il rischio idrogeologico della regione è elevato a causa della presenza di numerosi fiumi e torrenti, oltre che per le condizioni morfologiche del territorio. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il 45,6 per cento della superficie della regione è classificata a rischio allagamenti in caso di scenari di pericolosità media: una percentuale ben superiore alla media nazionale (la seconda regione più a rischio è la Calabria, con il 17,2 per cento). Nella provincia di Bologna, il rischio si attesta intorno al 50 per cento, con oltre il 60 per cento della popolazione esposta a potenziali alluvioni.
Del resto, sebbene le perturbazioni autunnali siano fenomeni storici, i cambiamenti climatici ne hanno amplificato sia la frequenza che l’intensità. Le depressioni che attraversano la regione trovano oggi una maggiore quantità di energia disponibile nell’atmosfera a causa delle temperature in aumento. Secondo il servizio europeo Copernicus, l’estate del 2024 è stata la terza più calda mai registrata, con temperature del mare Adriatico superiori di 3-4 gradi rispetto alla norma, nonché record toccati nel resto del bacino del Mediterraneo. In questo modo, i cicloni possono accumulare ulteriore energia, rendendo i fenomeni meteorologici non solo più intensi, ma anche più frequenti, e riducendo il tempo di recupero del territorio.
I rimedi possibili ed improcrastinabili
La questione chiave riguarda il consumo di suolo. L’ultimo rapporto Ispra ha rilevato che in Italia nel 2022 sono stati persi circa 19,4 ettari di suolo al giorno, il livello più alto registrato dal 2012, con l’Emilia-Romagna quarta regione in Italia per incremento netto di suolo consumato. L’espansione urbana ha portato all’antropizzazione di vaste aree, con l’aumento di infrastrutture e edifici che hanno progressivamente occupato spazi naturali. Tali modifiche hanno alterato l’equilibrio naturale del territorio, riducendo la capacità di assorbimento del suolo e aumentando i rischi idrogeologici. Questo dato mette in evidenza la necessità di un ripensamento radicale del modello urbanistico delle nostre città ed economico.
L’urgenza di una pianificazione coordinata, che coinvolga governi, cittadini e imprese, è sempre più evidente. È urgente gestire l’ampliamento degli alvei, tenere canali ed argini puliti, programmare ad ampio respiro tenendo presente che il clima sta cambiando assai rapidamente.