Acque minerali, eccellenza italiana

L’osservatorio di Nomisma ha evidenziato il balzo dei consumi interni ed i progressi fatti sul mercato mondiale, in cui il principale competitor è, ancora una volta, la Francia.

Il settore delle acque minerali costituisce un’eccellenza del food&beverage italiano, mostrando tassi di crescita nelle vendite all’estero tra i più alti fra tutti i prodotti del Made in Italy. Secondo il Mineral Water Monitor, l’Osservatorio di Nomisma dedicato al settore delle acque minerali, nel periodo pre-Covid, l’export di acque minerali italiane è praticamente raddoppiato a valore (+101%), una performance di molto superiore a quanto registrato dagli altri top prodotti dell’alimentare del Bel Paese (93% l’incremento nell’export di formaggi, 64% quello dei vini, 49% quello della pasta). Solamente il caffè ha fatto meglio, mettendo a segno un +119%.

E anche se lo scoppio della pandemia, con la chiusura del canale on-trade (Horeca) ha imposto una frenata alle vendite oltre frontiera (-11%), la battuta d’arresto è risultata inferiore a quella subita dal nostro top competitor, la Francia, che invece ha visto ridursi le esportazioni del 15%.

Una parallela contrazione che ci ha permesso di ridurre le distanze con i transalpini a 111 milioni di euro contro i 211 milioni che invece insistevano cinque anni fa. Il duello con i francesi non è quindi solo sul vino (dove ci precedono con una lunghezza di 2,5 miliardi di euro), ma anche sulle acque minerali. Ma mentre sul “nettare di Bacco” i francesi vincono in virtù di un posizionamento quasi doppio in termini di prezzo all’export (6,2 euro/litro contro i 3,6 euro dei vini fermi italiani), nel caso dell’acqua minerale siamo noi ad evidenziare un prezzo medio all’export più alto: 0,36 euro al litro contro i 0,26 euro della Francia. 

La concorrenza alle acque italiane non è solo francese: tra i top esportatori mondiali figurano anche paesi come la Georgia (101 milioni di euro di export nel 2020) e le Fiji (121 milioni di euro), entrambi produttori di acque minerali di qualità particolarmente apprezzate in alcuni mercati: Russia nel caso delle acque georgiane e Stati Uniti in merito al prodotto proveniente dalle Fiji. Negli ultimi anni l’Italia – grazie alla qualità delle sue acque e alla presenza di brand dalla forte notorietà e ottima percezione da parte del consumatore finale – ha performato meglio dei propri competitors stranieri, incrementando la propria quota di mercato in giro per il mondo e confermando la propria leadership in alcuni mercati.

È questo, ad esempio, il caso degli Usa, primo mercato al mondo per importazioni di acque (461 milioni di euro di import) – dove l’Italia detiene una market share del 41%, grazie soprattutto all’export di acqua minerale frizzante (89% dell’export totale italiano a valore) – e l’unico tra i top importatori ad aver registrato una crescita degli acquisti dall’estero anche nel 2020 (+6,8%). Altrove invece a causa della pandemia tutti i mercati hanno registrato una contrazione delle importazioni di settore: Germania (-4,7%), Giappone (-6,7%), UK (-18,6%).

Anche se ci si focalizza sul mercato interno la situazione non è delle più rosee. Secondo i dati NielsenIQ, partner di Nomisma nell’Osservatorio Mineral Water Monitor, il 2020 si è chiuso con una stazionarietà delle vendite in GDO in valore (-0,2%) a cui è corrisposto solo un leggero incremento sul fronte dei volumi (+1,6%). Questo trend è però il frutto di dinamiche differenti fra le diverse categorie: il Covid porta con sé una contrazione delle vendite di acque gassate e lievemente gassate (rispettivamente -1,3% e -1,5% a volume, 2020 vs 2019), mentre crescono gli acquisti da parte degli italiani di acque lisce (+1,8%) e soprattutto effervescenti naturali (+5,0%). Quest’ultime sono – tra l’altro – l’unica categoria a mettere a segno un incremento delle vendite anche in valore: +5,6%. 

Le restrizioni agli spostamenti durante il lockdown e la comodità di ricevere la spesa direttamente in casa hanno dato un forte impulso alle vendite online, che sono quasi raddoppiate sia in quantità (+94,5) che in volume (+92,5%) tra il 2019 e 2020, con trend positivi che hanno coinvolto tutte le categorie. Seppur il peso dell’e-commerce sul totale off-trade è raddoppiato, resta ancora marginale essendo pari ad appena il 2%. A causa delle chiusure (o limiti di orari) di bar e ristoranti, del crollo dei flussi di turistici e del diffondersi dello smart working (e dunque delle “pause pranzo” fuori ufficio) soffrono profondamente le vendite nell’Horeca, canale di riferimento soprattutto per i consumi delle acque di fascia medio-alta e confezionate in vetro

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