L’inflazione cambia le abitudini di consumo: si continua a mangiare fuori casa, ma con maggiore attenzione al portafoglio. Tengono ristoranti e bar, mentre le consegne a domicilio registrano una brusca frenata.
Gli italiani non rinunciano al piacere di mangiare fuori casa, ma diventano sempre più attenti a quanto spendono. Tra inflazione, rincari energetici e pressione sui bilanci familiari, cambiano le abitudini di consumo: si continua a frequentare ristoranti e bar, ma si cercano soluzioni più convenienti, privilegiando le occasioni di socialità.
È quanto emerge dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio prezzi e consumi di FIPE-Confcommercio, che fotografa un settore della ristorazione ancora dinamico, ma alle prese con una progressiva riduzione della capacità di spesa dei consumatori.

Ristoranti e bar resistono, ma l’inflazione pesa sui consumi
A settembre 2026, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le visite nei locali pubblici registrano un lieve incremento dello 0,3%, mentre la spesa complessiva cresce dell’1,7%.
Numeri apparentemente positivi, che nascondono però una realtà meno incoraggiante. Nello stesso periodo, infatti, i prezzi della ristorazione sono aumentati del 2,9%, determinando una contrazione dei consumi in termini reali.
In sostanza, gli italiani spendono complessivamente di più, ma l’aumento della spesa non tiene il passo con quello dei prezzi.
Anche lo scontrino medio, cresciuto appena dell’1%, conferma una maggiore prudenza negli acquisti. Il piacere di concedersi un pranzo o una cena fuori rimane, ma si presta più attenzione al conto finale.
A pesare è il contesto economico generale: a settembre l’inflazione ha raggiunto il 4,2%, trainata soprattutto dai rincari energetici, con inevitabili ripercussioni sul potere d’acquisto delle famiglie.
La rivincita dell’aperitivo: gli italiani scelgono la convivialità
Se i consumatori diventano più selettivi, alcune abitudini sembrano rafforzarsi. È il caso dell’aperitivo serale, che si conferma uno dei momenti più apprezzati dagli italiani.
A settembre, questa occasione di consumo ha registrato una crescita del 7,9% in valore e del 3,4% nelle visite, risultando tra le più dinamiche del settore.
Un risultato che conferma quanto la dimensione sociale continui a rappresentare un elemento importante nelle scelte dei consumatori.
Bene anche i ristoranti tradizionali, che segnano un incremento del 4,3% della spesa e del 3,6% delle visite. Crescono inoltre i pranzi fuori casa (+3,5% in valore) e le frequentazioni dei bar (+2,5%).
Gli italiani, dunque, non abbandonano i locali, ma sembrano orientarsi verso esperienze capaci di coniugare piacere, socialità e attenzione al budget.
Food delivery in forte calo: meno ordini a domicilio
La vera sorpresa arriva dal mercato delle consegne a domicilio, che dopo anni di espansione mostra segnali di forte rallentamento.
Secondo FIPE-Confcommercio, a settembre il food delivery registra una flessione del 14,6% in valore e del 7% nelle occasioni di consumo.
In difficoltà anche i locali da asporto, con una diminuzione del 6,1% delle visite e dell’1,9% della spesa.
Il dato suggerisce un cambiamento nelle preferenze dei consumatori. Dopo il forte sviluppo dei servizi digitali di consegna, una parte della clientela potrebbe essere tornata a privilegiare il consumo direttamente nei locali oppure soluzioni domestiche più economiche.
Il costo complessivo degli ordini, comprese le eventuali spese di consegna, potrebbe contribuire a questa tendenza, anche se i dati non consentono di individuare una causa unica della contrazione.
Cambiano le abitudini, non il piacere di stare insieme
La fotografia dei consumi restituisce un’Italia che cerca di difendere le proprie abitudini quotidiane, adattandole alle nuove condizioni economiche.

La ristorazione continua a rappresentare un settore importante per l’economia e la socialità del Paese, ma le famiglie devono fare i conti con un potere d’acquisto sempre più condizionato dall’andamento dei prezzi.
Per ristoratori e pubblici esercizi, la sfida sarà riuscire a mantenere un’offerta accessibile, senza rinunciare alla qualità e alla sostenibilità delle attività.
Gli italiani, insomma, non vogliono rinunciare al piacere della tavola. Ma oggi, più che mai, prima di ordinare guardano anche il prezzo.