L’allarme dell’Ingv: “Scenari critici per la laguna: il livello del mare del 2150 potrebbe aumentare fino a 3,47 metri”

Cambiamento climatico e subsidenza del suolo

Sono in tanti ad essersi occupati di Venezia e delle sue problematiche. Il presente studio, finanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca nell’ambito del progetto Prin – Gaia, e che segue altri studi su Venezia, evidenzia come l’aumento del livello del mare nella Laguna avvenga da tempi storici e che la sua vulnerabilità sia oggi amplificata dagli effetti del cambiamento climatico e dalla continua subsidenza (lento abbassamento) del suolo, che raggiunge valori fino a 7 mm all’anno. Le aree più basse della laguna risulterebbero maggiormente esposte al rischio di allagamento, con implicazioni critiche per le infrastrutture costiere e le attività economiche.

Venezia non ha ancora risolto il problema dell’acqua alta

Le ipotesi dello studio

Lo studio ipotizza scenari critici per l’intera laguna ed il Mose, progettato per proteggere la città dalle acque alte. Secondo i ricercatori dell’Istituto nazionale di Geofica e Vulcanologia (Ingv) le dighe mobili poste alle bocche di porto potrebbero non essere sufficienti a difendere la laguna dall’Adriatico. Tutto dovrebbe accadere verso la fine di questo secolo.

La convinzione emerge dai dati raccolti durante uno studio multidisciplinare dal titolo “Multi-Temporal Relative Sea Level Rise Scenarios up to 2150 for the Venice Lagoon” condotto da Ingv in collaborazione con Enti italiani e stranieri, e pubblicato sulla rivista scientifica Remote Sensing.

L’origine dei timori

La tesi si basa sullo studio sulle ultime proiezioni climatiche dellIntergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) e sui dati geodetici disponibili circa l’estensione delle superfici esposte all’allagamento nei prossimi decenni, a causa soprattutto dell’aumento del livello marino.

I risultati degli studi

I risultati indicano che nel peggiore dei casi il livello del mare del 2150 potrebbe aumentare fino a 3,47 metri sopra il riferimento della stazione mareografica di Punta della Salute, situata nel Canale della Giudecca, in caso di eventi estremi di alta marea, simili a quelli avvenuti nel 1966 e più recentemente nel 2019. Il territorio potenzialmente sommerso entro il 2150, inoltre, raggiungerebbe i 139 chilometri quadrati, con un’estensione che potrebbe arrivare a 226 chilometri quadrati (pari al 64% dell’area analizzata) in caso di queste acque alte eccezionali. “I dati evidenziano che senza ulteriori interventi specifici Venezia sarà maggiormente esposta a fenomeni di inondazione, con un impatto significativo sulla popolazione e sul patrimonio storico”, hanno spiegato Tommaso Alberti e Daniele Trippanera, ricercatori dell’Ingv.

L’analisi basata sui dati globali più recenti sul clima

Tra i dati geodetici sono stati utilizzati quelli provenienti dalle reti di stazioni Global Navigation Satellite System, note come Gnss, ed i dati satellitari Synthetic Aperture Radar – Sar (che insieme alle stazioni Gnss consente di misurare i movimenti del suolo con precisione millimetrica), oltre che le serie temporali del livello del mare raccolte dalla rete di mareografi dall‘Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e dal Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia, e i dati topografici ad alta risoluzione messi a disposizione dal Co.Ri.La e dal Mase.

Pesanti inondazioni si sono verificate già nel 1966 e nel 2019

Le analisi intrecciate hanno permesso di effettuare una proiezione dei livelli del mare attesi nella laguna di Venezia fino al 2150, fornendo anche mappe dettagliate dei possibili scenari di inondazione per il 2050, il 2100 e il 2150 stesso, in assenza di sistemi di protezione della laguna da livelli del mare più alti di oggi.