E prende parte ad altri progetti transnazionali, su irrigazione e transumanza

Alla fine questo caffè non s’ha da prendere. Risale a ieri sera la notizia della bocciatura, da parte del Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, della candidatura del “caffè italiano espresso tra cultura, rituali, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli“. Si è preferito puntare, piuttosto, su un’altra candidatura da presentare all’esame del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, per il ciclo 2023. La scommessa è su “The Art of the Italian Opera Singing”.

La proposta nasce dall’evoluzione del linguaggio italiano nel 17mo secolo nell’Italia Centrale, per poi espandersi in tutta la penisola e successivamente all’estero, grazie all’emigrazione di cantanti lirici e di produttori teatrali.

L’arte del canto lirico ha giocato, storicamente, una funzione di aggregazione sociale attraverso la condivisione di competenze e capacità musicali e letterarie e l’utilizzo di spazi acustici naturali o tradizionalmente delimitati, nei quali non è necessario utilizzare strumenti tecnologici di riproduzione della voce grazie alla potenza della voce dei cantanti lirici.

L’Italia partecipa anche ad una candidatura transnazionale, “Traditional Irrigation in Europe: knowledge, technique and organization”, che ha come capofila l’Austria e vede la partecipazione anche di Belgio, Germania, Lussemburgo, Olanda e Svizzera.

Ma non finisce qui; l’Italia partecipa all’estensione della candidatura “Transhumance, the seasonal droving of livestock”, ad Albania, Andorra, Croazia, Francia, Lussemburgo, Romania e Spagna. La Transumanza è stata iscritta nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO nel 2019 come elemento transnazionale di Austria, Grecia.


Andrea