A trainare i costi il raddoppio dell’olio extravergine e l’impennata sulle conserve di tonno

Dopo il periodo del Covid abbiamo assistito all’impennata dei listini. Essa ha colpito i beni di prima necessità nell’ultimo quadriennio ed ha modificato radicalmente il bilancio delle famiglie, appesantendo (non poco) gli scontrini alla cassa.

I macro-dati

Tra il 2021 e il 2025 il costo complessivo del cibo in Italia è aumentato in media di un quarto del suo valore originario (+24,9%), registrando un balzo che ha staccato nettamente l’inflazione media generale.

Il divario dimostra come i prezzi al dettaglio di alcuni alimenti insostituibili siano letteralmente sfuggiti al controllo, costringendo i consumatori a rivedere le priorità davanti agli scaffali.

I maxi-rincari

A guidare la classifica dei rincari ci sono due pilastri della dispensa: l’olio extravergine d’oliva e il tonno in scatola.

Il settore oleario ha subito una vera impennata, con i costi delle bottiglie standard da un litro che nei punti vendita tradizionali sono raddoppiati, superando la barriera dei 10 euro a causa delle scarse raccolte stagionali nel Mediterraneo.

Scaffale con bottiglie di olio – Immagine generata con ausilio di strumenti di A.I.

Una dinamica del tutto speculare ha colpito le conserve ittiche: le confezioni di tonno hanno registrato aumenti verticali, trainate dai costi energetici di estrazione della materia prima e dal prezzo del metallo dei contenitori, costringendo a pagare cifre elevate anche per le varietà meno pregiate.

Cosa possono fare gli italiani

Per arginare i rincari e difendere il budget mensile, la strategia più efficace consiste nel modificare la mappa degli acquisti, preferendo le linee a marchio privato distribuite nelle insegne di risparmio e nei discount low cost.

Molte varianti proposte a piccoli prezzi nascono infatti all’interno degli stessi identici stabilimenti industriali che confezionano i prodotti delle grandi firme, offrendo parametri di densità per l’olio e compattezza per il tonno del tutto analoghi, ma con un risparmio che può superare il 40%.

Vale la pena privilegiare i formati scorta sui prodotti a lunga conservazione, scartare i piatti pronti e verificare i codici di fabbrica sul retro delle confezioni permette di riempire la dispensa in modo intelligente senza rinunciare alla qualità del piatto. Certo viviamo tempi molto difficili.


Pubblicato il