Gli aumenti riguardano soprattutto quelli a bacca piccola

I consumatori lo avranno notato, ma siamo in una fase di passaggio. La stagionalità sta cambiando (anzi, vent’anni fa sarebbe già cambiata da un pezzo), e le referenze acquistabili nella gdo vivono una fase di avvicendamento. Che però è molto diversa dal solito.

Estate infinita

Le temperature rimangono ancora gradevoli e mediamente alte rispetto alla stagione e ciò influisce sui consumi, ma ci si deve scontrare con le prime, catastrofiche, piogge. Di fatto, si cercano ancora i prodotti estivi, come appunto i pomodori che in realtà sono in via di esaurimento.  

Nelle ultime settimane, i volumi sono scesi del 15%, mentre il prezzo medio è aumentato di 37 punti. Il meteo ha compromesso le quantità disponibili soprattutto per le tipologie ciliegino, datterino e piccadilly.

Offerta di pomodori nella gdo – Immagine generata con ausilio di strumenti di A.I.

Le produzioni della stagione di mezzo

L’ortofrutta mantiene volumi sostanzialmente stabili, mentre l’aumento dei prezzi medi sostiene il fatturato. Le performance risultano tuttavia differenziate tra i canali di vendita, con discount e libero servizio che si distinguono per i risultati più positivi.

Particolarmente critica rimane la situazione dei pomodori, soprattutto le tipologie a bacca medio-piccola, che mostrano una forte contrazione dei volumi accompagnata da un marcato aumento del prezzo medio al chilo. Si tratta di una dinamica riconducibile soprattutto alle difficoltà produttive e alla ridotta disponibilità di prodotto, accentuate dalle anomalie climatiche di fine estate.

Il caso dei pomodori

I volumi sono diminuiti del 15%, dopo le flessioni del 16% e del 17% registrate nelle ultime settimane. Nelle settimane dalla 38 alla 40, il prezzo medio al chilo dei pomodori ha registrato aumenti compresi tra il 35% e il 37%. Ecco perchè oggi i pomodori costano così tanto, in particolare le varietà a bacca medio-piccola.

A fronte di un incremento medio del 37% per la categoria, i rincari risultano decisamente più marcati per ciliegino (+61%), datterino (+43%) e piccadilly (+67%) a peso imposto, confermando come le tensioni sull’offerta si riflettano in maniera particolarmente accentuata su queste tipologie.