Mai così giù la produzione ed il clima di fiducia. Operatori in grande difficoltà
Siamo di fronte ad un tracollo importante, per livelli di volumi e valori, per l’ortofrutta. In Italia abbiamo una riduzione della produzione, passata in 10 anni da circa 9,8 milioni di tonnellate a 9, con un picco negativo a 8,4 milioni di tonnellate nel 2021. Soffrono le pesche per cause climatiche, parassitosi e concorrenza spagnola; soffrono il kiwi verde e le pere, queste ultime diventate l’emblema delle criticità, e a seguire anche albicocche, ciliegie, fragole e susine.
Il primo problema, il calo delle superfici
Il calo delle superfici coltivate esprime la difficoltà che i produttori devono affrontare, di fronte soprattutto ai cambiamenti ambientali contro i quali non ci sono ancora sufficienti mezzi di difesa, finendo per non creare reddito ma nemmeno a coprire i costi di produzione. È arrivato il momento per investimenti che i produttori non sono più in grado di affrontare da soli. Serve un importante aiuto economico pubblico, regionale, ministeriale o europeo, sono necessarie sostanze fitosanitarie più incisive contro le nuove fitopatie.
Le difficoltà si concentrano principalmente nel Nord, come palesa la situazione dell’Emilia Romagna, colpita anche dalla terribile alluvione di poche settimane fa; la produzione frutticola è scesa da una media di 1,3 milioni di tonnellate fino al 2018, a un dato medio di poco oltre le 800 mila tonnellate dal 2019 al 2022, con un minimo al di sotto delle 600 mila tonnellate nel 2021. I problemi produttivi si ripercuotono in ambito commerciale e a ciò si aggiunge la forte crisi dei consumi di ortofrutta che sembra interessare la quasi totalità delle specie.
Il ruolo dei consumi
Nel 2022 i consumi sono diminuiti del 9% rispetto all’anno precedente, pari ad una perdita in termini assoluti di 500 mila tonnellate, che corrisponde alla diminuzione complessiva registrata nei 4/5 anni precedenti. Purtroppo, il 2023 sta confermando il trend negativo: nel primo quadrimestre i consumi di ortofrutta sono scesi di un ulteriore 7% rispetto allo stesso periodo del 2022. I motivi sono principalmente due: da una parte l’impennata dell’inflazione e il conseguente calo del potere d’acquisto delle famiglie, dall’altra la produzione minore.