Alla fine l’accordo tra i 28 è stato trovato. Il tema degli ogm è riuscito a dividere coscienze ed interessi come nessun’altro, in sede europea.
Dopo quattro anni di dibattiti il Parlamento di Strasburgo ha stabilito, in via definitiva, che, sì, chi vuole potrà coltivare sul proprio territorio prodotti ogm che siano già stati approvati a livello comunitario. E che, no, chi non ne vuole sentir parlare, come l’Italia, ha altresì il diritto di non farlo.
I 480 favorevoli hanno messo a frutto il negoziato in “trilogo”, cioè portato avanti da Commissione, Consiglio e dallo stesso Parlamento. I no sono stati 159. Il Ministro Martina afferma che l’Italia non ha bisogno di ogm, perchè “il nostro modello ha bisogno di affermersi sulla distintività”. E annovera detto risultato tra i successi del semestre di presidenza.
COSA CAMBIA PER GLI STATI MEMBRI – L’accordo consente agli stati membri contrari all’introduzione di un nuovo ogm sul loro territorio di evidenziare l’opposizione già in fase di autorizzazione comunitaria. Essi avranno la facoltà di decretare il divieto di coltivazione anche dopo che l’autorizzazione comunitaria è stata concessa, e cioè entro 10 anni. Gli Stati potranno proibire, poi, la coltivazione non solo di un singolo alimento ogm ma anche di anche di un gruppo di ogm con caratteristiche comuni.
MOTIVAZIONI – I divieti potranno essere motivati con ragioni socio – economiche, legate a motivi agricoli o di uso dei suoli, oltre che per evitare la coesistenza con gli altri frutti della Terra. Viene inserito l’obbligo, in caso di coltivazioni transfrontaliere tra paesi con regolamentazioni opposte, di concordare le opportune politiche di “coesistenza”, condivise e decise dai Paesi limitrofi. Ad oggi è la Spagna il paese che coltiva grano ogm (il Monsanto 810) su più vasta scala continentale.