L’iniziativa mira ad avviare buone pratiche agricole nel settore

Slow Food ha lanciato il manifesto Slow Rice per una risicoltura etica, pulita e giusta, basata sull’agroecologia come alternativa a una produzione di tipo industriale che ha l’effetto di depauperare l’ ambiente e minare la biodiversità.

Il riso è il cereale più mangiato al mondo

Obiettivo dell’iniziativa

La finalità è chiara; riportare la biodiversità nelle risaie, avversare la logica della monocoltura, tutelare la qualità la terra e l’acqua, ridare dignità e senso al lavoro agricolo. Questi gli obiettivi della neonata Rete Slow Rice, presentata a Vigevano in occasione degli Stati generali del riso italiano. La prima edizione, in programma fino a domenica, è organizzata dall’associazione Strada del Riso dei tre fiumi, con il patrocinio, tra gli altri, del Masaf e di Slow Food Italia.  L’impegno è tradotto con un Manifesto per la risicoltura.

Slow Rise, da dove viene

La Rete Slow Rice viene dal basso, grazie all’impegno delle Condotte Slow Food Vigevano e Lomellina, Vercelli, Novara e Colline Novaresi, insieme al supporto di agronomi vicini all’Associazione e produttori che fin dall’inizio hanno creduto in una risicoltura pulita e giusta per tutte e tutti. A Vigevano saranno presenti produttori da tutte le province italiane in cui si coltiva il riso, oltre a rappresentanti di produttori e di università da Grecia, Spagna, India e Giappone, sia in presenza che in collegamento.

Italia primo produttore europeo di riso

Il riso è il cereale più consumato al mondo: dalle grandi metropoli asiatiche ai piccoli villaggi dell’Africa, dalle comunità rurali dell’America Latina fino alle tavole europee. Simbolo di biodiversità e resilienza, in diecimila anni di storia ha saputo adattarsi ai contesti più disparati, tanto che nel mondo ne esistono circa 150.000 varietà.

L’Italia nel mondo del riso

E l’Italia gioca un ruolo straordinario. È il principale produttore in Europa: oltre il 90% della produzione è concentrata tra Piemonte e Lombardia, ma il riso è coltivato in tutta la penisola, fino alla Sicilia e alla Sardegna. Nel nostro Paese, più che altrove, il riso non si definisce solo “corto”, “medio” o “lungo”. Da noi ogni varietà porta con sé una storia, una comunità, un sapore unico: Carnaroli, Roma, Balilla, Maratelli tanto per fare degli esempi spiccioli. Facile comprendere come siano nomi che parlano di secoli di lavoro nei campi e di creatività in cucina.

I produttori della rete Slow Rice si impegnano, dunque, a favorire pratiche colturali agroecologiche; a salvaguardare e valorizzare il patrimonio italiano di varietà di riso e le tradizioni gastronomiche ad esse collegate; tutelare e favorire la biodiversità vegetale e animale; valorizzare i servizi ecosistemici del “paesaggio di risaia” e valorizzare la varietà di paesaggi, tecniche e saperi legati alla risicoltura.