La pandemia si abbatte sull’economia

Fine anno all’insegna del calo di consumi e di fatturato. Forse un timido aumento della fiducia a partire da fine marzo. Mala anche il vino, di solito best performer.

Non si riprende l’economia nazionale. Dopo i timidi segnali di ripresa dei tre mesi precedenti, l’andamento del quarto ed ultimo trimestre del 2020 mostra una tendenza negativa in tutti i comparti produttivi. Rispetto al trimestre prece­dente si registra una diminuzione del PIL dell’1,9%, del valore aggiunto del 2,8% e degli investimenti fissi lordi (-0,2%). Emerge dalla fotografia scattata da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia.

Rispetto allo stesso periodo del 2019, fra ottobre e dicembre 2020 c’è stata una contrazione del -4% sia dell’indice della pro­duzione dell’industria alimentare sia di quello della pro­duzione delle bevande (con un picco a dicembre di -11%).  Resiste, invece, la produzione di vini, grazie ai buoni risultati relativi ai mesi di ottobre e novembre che compensano la riduzione del 20% di dicembre. Gli indici del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande crescono sul mercato estero di 4% e si contraggono su quello interno (in particolare l’industria delle bevande con -14%).

Le esportazioni agroalimentari nell’ultimo trimestre del 2020 hanno superato i 12,2 miliardi di euro e, rispetto allo stesso periodo del 2019, crescono del 2,6%, con un aumento dei flussi verso il Nord America (Stati Uniti +13% e Canada +8,3%), mentre le importazioni continuano a calare (-3,2%). I prodotti più esportati sono i derivati dei cereali (soprattutto pasta), ortaggi trasformati (principalmente conserve di pomodoro), oli e grassi (soprattutto olio di oliva) e frutta fresca (uva da tavola, kiwi e mele).

Per il 2021 emerge un forte aumento della fiducia nei confronti del settore primario e delle sue politiche, con prevalenza dei giudizi positivi e molto positivi (69%, + 10% rispetto al periodo precedente) rispetto ai negativi e molto nega­tivi (28%).

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