Estate, torna il rischio incendi in Europa

Mappatura delle zone a rischio nel continente, con focus particolare sui Paesi che ospitano la rete Natura 2000

È iniziata l’estate e, puntualmente, si torna a dover affrontare il rischio incendi, complici le temperature record del mese di giugno in vaste aree del Pianeta. Nel 2019 – l’ultimo anno per cui sono disponibili dati completi – nell’Unione europea sono andati a fuoco circa 400mila ettari, 159mila dei quali all’interno della rete Natura 2000, cioè in quegli habitat naturali tutelati dalle istituzioni in virtù del patrimonio di biodiversità che custodiscono. Maglia nera per Spagna e Portogallo, paesi più colpiti, con oltre 10mila roghi ciascuno; la Romania invece preoccupa perché hanno danneggiato in modo particolarmente serio i siti della rete Natura 2000.

Gli alberi sono i nostri alleati nella lotta contro le crisi del clima e della biodiversità. Ogni albero aiuta a ripulire l’aria, rinfrescare le città e assorbire CO2. L’umanità ha già messo sotto pressione le foreste in tutto il mondo. Con il rischio incendi reso più drammatico dall’aumento delle temperature e della siccità, sono di fondamentale importanza una più forte protezione delle foreste, una migliore prevenzione e risposte più rapide. Diversi modelli scientifici concordano sul fatto che la probabilità e l’intensità degli incendi sia destinata ad aumentare come conseguenza del riscaldamento globale.

Tra i paesi europei più a rischio incendi, secondo Euronews dobbiamo annoverare Cipro. Nell’isola le ultime piogge consistenti risalgono ad aprile e le temperature hanno già sfiorato i 40 gradi centigradi. Le fiamme divampate nei monti Troodos sabato 3 luglio hanno ridotto in cenere 50 chilometri quadrati di boschi e campi coltivati. Gli abitanti della zona sono stati costretti ad abbandonare le loro case e quattro persone hanno perso la vita.

Anche la Grecia è alle prese con un’ondata di calore, accompagnata dal forte vento. Mentre l’isola di Cefalonia è già nella morsa del fuoco, la protezione civile ha diramato una mappa delle zone a maggiore rischio incendi: sei regioni amministrative su tredici rientrano nella lista.

Tra i paesi a rischio incendi compare anche l’Italia, la Sicilia in particolare, dove il meteo torrido e secco si accompagna – spesso– ad azioni dolose. Tutto questo in un territorio costellato di campi abbandonati e incolti anche a ridosso delle case. Durante il weekend del 3-4 luglio sono stati segnalati ben 34 roghi di dimensioni rilevanti in tutta la regione

Infine la Spagna, con una media di 100mila ettari bruciati ogni anno. La situazione è critica soprattutto in Andalusia, dove nell’arco di quarant’anni è raddoppiata l’incidenza dei roghi di grandi dimensioni. Per motivi di sicurezza, il governo ha già imposto pene molto severe per chi getta a terra i mozziconi di sigaretta oppure accende il barbecue nelle zone più critiche.

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