L’indagine ha mappato oltre 24mila allevamenti intensivi in Europa

Un’attenta inchiesta giornalistica, The face of european farming, del collettivo internazionale di giornalisti AGtivist, si concentra sulla crescente diffusione degli allevamenti intensivi in tutta Europa, ponendo domande sul benessere animale, sull’impatto ambientale, sulla diffusione delle malattie e sugli equilibri economici rispetto ai piccoli produttori.

Allevamenti intensivi sempre più presenti in Europa

Il lavoro, sfociato nella prima mappatura europea di questo tipo, ha identificato oltre 24mila allevamenti intensivi, con le maggiori concentrazioni in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Italia. Tra il 2014 e il 2023, sono stati attivati più di 2.900 nuovi allevamenti industriali e sono state concesse oltre 5mila autorizzazioni.

La prima mappatura degli allevamenti intensivi

I giornalisti hanno utilizzato registri pubblici e di settore, mappature satellitari e immagini scattate dai droni. Un’analisi dei dati raccolti ha rivelato un totale di 24.087 allevamenti industriali di pollame e suini operanti in tutta Europa: 11.672 unità di suinicoltura e 12.415 allevamenti avicoli. La Spagna è risultata essere la sede del maggior numero di allevamenti industriali (3.963), seguita da Francia (3.075), Germania (2.930), Paesi Bassi (2.667) e Italia (2.146).

Il numero maggiore di allevamenti avicoli industriali si registra in Francia (con 2.342 allevamenti autorizzati), seguita da Regno Unito (1.553), Germania (1.521), Italia (1.242) e Polonia (1.207). Tra i Paesi con il maggior numero di allevamenti suini industriali figurano Spagna (3.401), Danimarca (1.532), Paesi Bassi (1.486), Germania (1.409) e Italia (904).

I dati mostrano che nell’arco di un decennio, dal 2014 al 2023, hanno iniziato a operare almeno 2.949 nuovi allevamenti su scala industriale. È probabile, come riportano i giornalisti, che questi numeri siano sottostimati poiché diversi Stati membri non registrano o non divulgano tali informazioni.

Molti degli allevamenti identificati, inoltre, erano di dimensioni ben superiori alle soglie richieste per l’autorizzazione: è stato scoperto che alcuni allevamenti avicoli ospitavano più di 1,4 milioni di polli contemporaneamente; i più grandi allevamenti di suini identificati, più di 30mila animali.

Perchè crescono gli allevamenti intensivi

Secondo quanto osservato dall’inchiesta, sono diversi i fattori che concorrono all’espansione delle mega farm. In primo luogo, la pressione economica per ottenere proteine ​​animali a basso costo ha spinto la produzione su larga scala a competere a livello internazionale, in particolare con mercati come la Cina.

Alcuni critici affermano anche che la crescita degli allevamenti intensivi è stata stimolata, almeno in parte, dall’attuale sistema di sussidi agricoli erogati dalla Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea che favoriscono le aziende più grandi rispetto a quelle più piccole, costringendo queste ultime ad adeguarsi o a chiudere. Si stima che tra il 2005 e il 2020 l’Ue abbia perso 5,3 milioni di allevamenti, per lo più di piccole dimensioni.

La mappa derivata dall’inchiesta

L’impatto ambientale

L’inchiesta approfondisce la questione dell’impatto ambientale degli allevamenti intensivi. Secondo l’Ufficio europeo dell’ambiente, il settore zootecnico dell’Ue nel suo complesso, comprendente sia la produzione intensiva che quella convenzionale, è una delle principali fonti di inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque, responsabile del 12-17 per cento delle emissioni totali di gas serra dell’Ue, nonché un fattore chiave della perdita di biodiversità.