Attacco al Prosecco

La Commissione europea acconsente a pubblicare la richiesta di registrazione del Prosek Croato, nome pericolosamente simile a quello dell’ambasciatore del Made in Italy

Primo sì al Prosek croato. La richiesta di Zagabria di ottenere il riconoscimento della denominazione del vino Prosek, secondo Bruxelles è conforme «ai requisiti di ammissibilità e validità», tanto che la Commissione ha fatto sapere che procederà alla pubblicazione della richiesta sulla Gazzetta Ufficiale Ue.

Tutto bene dunque? Proprio no. L’Italia preannuncia battaglia, tutto il nostro territorio porterà avanti una battaglia campale per difendere la tipicità e la qualità del Prosecco e il lavoro di migliaia di aziende.

La decisione europea è pericolosa perché, oltre a costituire un precedente, arriva a pochi giorni dalla pronuncia della Corte di Giustizia Ue, che il 9 di settembre ha ricordato che le Dop non solo non possono essere copiate, ma non possono nemmeno essere evocate nel nome. Da un lato, perciò, l’Europa sanziona Champanillo, catena catalana di tapas bar in quanto evoca il noto vino francese. Dall’altra, invece, apre le porte alle bottiglie di bianco croato, che nel nome richiamano le bollicine venete.

Non ci va tenero Stefano Zanette, presidente del Consorzio del Prosecco Doc; “la faccenda non è affatto conclusa: da quando l’istanza giunta dal Prosek verrà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea avremo 60 giorni per presentare le nostre osservazioni. E lo faremo insieme ad altre forze che si stanno unendo a noi, consapevoli della gravità che tale eventuale approvazione da parte della Ue creerebbe. Si tratterebbe di un precedente pericoloso, le cui derive sono facilmente intuibili”, ha dichiarato. Certo, pensiamo alle conseguenze sul made in Italy in generale, già colpito dall’odioso fenomeno dell’Italian sounding.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *