Allarme, l’Amazzonia brucia

Secondo i dati satellitari, sono già stati registrati ben 2.287 incendi nell’Amazzonia brasiliana nel solo mese di maggio di quest’anno

Tragico momento per l’Amazzonia, ultimo polmone verde del pianeta. Il Brasile, che ospita la maggior parte dell’antichissima foresta pluviale, ha registrato un numero record di incendi nella nello scorso mese di maggio. Mai dal 2004 in tale periodo dell’anno erano divampati così tanti roghi. In particolare, nella grande savana tropicale del Cerrado, costituita principalmente da praterie e macchia tropicale.

Nel Cerrado più di 3.500 incendi: mai raggiunto un livello così alto

I dati sono stati resi pubblici nei giorni scorsi dalle autorità brasiliane, che hanno rilevato attraverso le osservazioni satellitari dell’Istituto nazionale di ricerca spaziale (Inpe) ben 2.287 incendi in Amazzonia. Quasi il doppio di quanti ne erano stati registrati nel mese di maggio dello scorso anno.

Per ritrovare una situazione peggiore, appunto, occorre tornare indietro di 18 anni, quando fu toccato un record assoluto di 3.131 roghi. Ma se si tiene conto dell’intera zona del Cerrado, non solo quella che comprende la foresta amazzonica, i dati appaiono ancor più allarmanti: nel maggio del 2022 si contano 3.578 incendi. Un valore che non era mai stato raggiunto da quando i dati satellitari vengono registrati con regolarità, dal 1998.

L’opinione del Wwf e le responsabilità governative

Gli ambientalisti sottolineano come la recrudescenza degli incendi sia coincisa con l’arrivo al potere di Jair Bolsonaro, presidente apertamente climato-scettico. “Le cifre relative al mese passato – le parole di Mauricio Voivodic, direttore del Wwf brasiliano – non rappresentano un’eccezione. Fanno parte di una tendenza alla distruzione dell’ambiente che abbiamo constatato negli ultimi tre anni. E che rappresenta la conseguenza di scelte deliberate del governo, che ignora la scienza. Il Brasile pagherà tutto ciò caro in futuro”.

Secondo gli esperti, la maggior parte dei roghi è di origine dolosa, si direbbe criminale. Gruppi di malviventi bruciano zone disboscate in modo illegale per poterle sfruttare a fini agricoli. Ed il presidente Bolsonaro si è dichiarato a più riprese favorevole ad attività di questo tipo, oltreché minerarie, in zone protette. Comprese quelle appartenenti alle popolazioni indigene.

Incendi, cosa succederà nel prossimo futuro

Eclatante il dato progressivo sul disboscamento. La deforestazione annuale media nella foresta amazzonica è aumentata di oltre il 75 per cento da quando il leader ultra-conservatore è presidente, rispetto al decennio precedente.

Gli incendi sembrerebbero, dunque, al contempo causa e conseguenza delle politiche adottate dal governo nazionale di Brasilia. La situazione potrebbe, purtroppo, peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane, in quanto il periodo della stagione secca si estende da maggio a settembre, normalmente. E il picco di incendi viene registrato di solito a partire da agosto. Mala tempora currunt.

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