Contest, l’albero europeo dell’anno

Un modo diverso per celebrare la natura e le relazioni che crea sul territorio. E’ possibile votare fino a domenica

È possibile scegliere l’albero europeo dell’anno fino a domenica 28 febbraio, tra i 14 finalisti. Il particolare concorso, nato nel 2011, si ispira al contest Tree of the Year, nato nella Repubblica Ceca dalla Czech environmental partnership foundation, ed è organizzato ogni anno in questo mese di  febbraio dall’associazione Environmental partnership association (Epa). Il numero di nazioni partecipanti è passato da 5 a 16 nel corso del tempo e quest’anno è possibile votare anche un candidato italiano, il platano di Curinga.

Ma perché fare un concorso tra alberi? L’idea è quella di sottolineare l’importanza degli alberi nel patrimonio naturale e culturale d’Europa, nonché l’importanza dei servizi ecosistemici che questi ci forniscono. Un albero secolare, monumentale o comunque storico, ha un profondo legame con la comunità che lo ospita, in quanto legato ad una storia tramandata di generazione in generazione. Per questo il concorso non promuove l’albero più bello, ma quello con la storia più avvincente, affascinante.

Per partecipare al concorso è sufficiente scegliere due dei finalisti provenienti dai vari paesi partecipanti. Le votazioni sono segrete e al termine della stessa viene inviata una e-mail di conferma della scelta. Il risultato sarà reso noto il prossimo 17 marzo, con un evento online.

Quali sono i finalisti per l’albero europeo dell’anno

Tra i finalisti, oltre al millennario platano di Curinga, già vincitore del premio di Albero italiano 2020, c’è un meraviglioso pioppo nero di circa 200 anni, alto 38 metri e con una circonferenza di 9,6 metri. La “Pouplie”, così viene chiamato l’albero dagli abitanti del villaggio di Boult-sur-Suippe, un comune francese di 1.633 abitanti situato nel dipartimento della Marna nella regione del Grand Est, si dice che sia l’incarnazione di una ninfa figlia del sole, in lutto per il fratello morto sulla riva del fiume. Indebolita da un incendio, gli abitanti del villaggio intendono ora preservarla dall’urbanizzazione.

Interessante anche la leggenda intorno al sicomoro di Derbent, in Daghestan, nella Federazione russa. Qui il comandante dell’Oriente, Nadir-Shah, sarebbe stato il custode della crescita dei rami del grande albero poiché adornavano il giardino della moschea di Juma nell’antica Derbent.

Oggi il maestoso patriarca adorna la parte centrale della casa di culto, essendo un simbolo di potere e uno dei luoghi di attrazione per il popolo del Daghestan e per gli ospiti della repubblica.

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