Dopo il boom dello scorso anno, la produzione nazionale potrebbe fermarsi tra 45 e 50 mila tonnellate. Raccolta anticipata, caldo e rese ancora incerte. Per il settore diventano centrali qualità, ricerca e innovazione

L’autunno porta con sé profumi, tradizioni e sapori che fanno parte dell’immaginario italiano. Tra questi ci sono sicuramente le castagne: raccolte nei boschi, caldarroste, dolci e marron glacé.

Nel 2026, però, il raccolto italiano potrebbe essere decisamente meno abbondante rispetto allo scorso anno. Le prime stime indicano infatti una produzione nazionale compresa tra 45 e 50 mila tonnellate, contro le circa 65 mila tonnellate del 2025.

Il calo potrebbe quindi superare il 25%, riportando l’Italia su livelli più vicini alla media dopo una stagione particolarmente positiva.

Ricci caduti al suolo – Immagine generata con ausilio di A.I.

Raccolto anticipato e rese ancora da verificare

La situazione resta comunque in evoluzione.

Uno dei fattori che rende più difficile stimare con precisione la produzione è il caldo che ha caratterizzato l’anno. Le temperature elevate hanno inciso sul ciclo produttivo e in diversi territori stanno determinando un anticipo della raccolta.

Soltanto con l’avanzare delle operazioni sarà quindi possibile capire quali saranno le rese effettive e quante castagne arriveranno davvero sul mercato.

Il dato più importante, al momento, è proprio questo: il 2026 potrebbe essere un anno meno abbondante, ma il quadro definitivo è ancora tutto da costruire.

Castagne, produzione europea verso una stagione meno ricca

La riduzione prevista in Italia si inserisce in un contesto europeo complessivamente meno favorevole.

Nei principali Paesi produttori la produzione media oscilla normalmente tra 143 e 180 mila tonnellate. Nel 2025 erano state raccolte circa 164 mila tonnellate, mentre per il 2026 le stime indicano una forbice compresa tra 145 e 165 mila tonnellate.

Anche a livello europeo si registra un elemento comune: la raccolta tende a partire prima, spesso con temperature ancora elevate.

Tra i principali produttori, la Grecia dovrebbe mantenersi sui livelli dello scorso anno, passando da circa 33 a 34 mila tonnellate.

Il Portogallo potrebbe invece raggiungere una produzione compresa tra 35 e 40 mila tonnellate, dopo le 35 mila del 2025.

La Spagna è il Paese che dovrebbe registrare il recupero più evidente: dalle circa 21 mila tonnellate dello scorso anno si potrebbe arrivare a 32 mila tonnellate, con un anticipo della raccolta stimato in una decina di giorni.

Più contenuti i numeri della Francia, dove la produzione dovrebbe scendere da circa 10 mila a 9 mila tonnellate.

Marroni e castagne: perché l’Italia ha un vantaggio

Nel panorama italiano c’è un prodotto che continua a rappresentare un vero punto di forza: il marrone.

Castagne e marroni non sono esattamente la stessa cosa dal punto di vista produttivo e commerciale. Il marrone è generalmente più grande, più regolare e particolarmente adatto alle lavorazioni di pregio, come quella dei marron glacé.

Questo segmento rappresenta circa il 20-30% della produzione nazionale e quasi il 70% dei volumi è concentrato tra l’Appennino emiliano-romagnolo e quello toscano.

Si tratta quindi di una produzione fortemente legata ai territori e alle tradizioni locali, con un importante potenziale anche sul piano della valorizzazione commerciale e turistica.

Il futuro delle castagne passa da ricerca e tecnologia

La qualità del prodotto, però, potrebbe non bastare.

Per rendere il settore più competitivo sarà necessario investire maggiormente nella ricerca varietale, puntando su castagne di qualità, adatte a più utilizzi alimentari e soprattutto più resistenti alle principali patologie e agli effetti del cambiamento climatico.

Accanto alla ricerca, cresce anche il peso dell’innovazione tecnologica.

La gestione degli impianti e la raccolta possono infatti essere rese più efficienti attraverso nuovi sistemi di automazione. In alcuni Paesi, come la Corea, si sta già lavorando su soluzioni di robotizzazione applicate alla castanicoltura.

Una prospettiva che potrebbe diventare sempre più importante anche in Europa, soprattutto in un settore caratterizzato da costi di manodopera elevati e da una crescente difficoltà nel reperire lavoratori stagionali.

Un’immagine dei favolosi marron glacé – Immagine generata con ausilio di A.I.

Meno prodotto, ma più valore

Il 2026 si presenta quindi con meno castagne attese in Italia, raccolte anticipate e rese ancora difficili da quantificare.

La sfida, però, non riguarda soltanto il volume del raccolto.

Il vero obiettivo sarà riuscire a dare più valore a ciò che arriva sul mercato, puntando sulla qualità, sulla riconoscibilità delle produzioni italiane, sulla ricerca e sulla tecnologia.

Perché dietro una semplice caldarrosta c’è un settore agricolo che deve affrontare cambiamenti profondi, cercando di innovare senza perdere il legame con i territori e con una delle tradizioni più amate dell’autunno italiano.