Filiere in difficoltà, mentre il pet food non conosce crisi. Si potrebbero unire le due cose?

Produrre cibo è sempre meno remunerativo e sempre più incerto. Come se non bastasse il cambiamento climatico in corso, quest’anno abbiamo potuto annoverare anche le crisi geopolitiche con approdi incerti, fertilizzanti alle stelle e costi di produzione fuori controllo. Il tema, oggi, è davvero molto serio: cosa fare in un periodo di prezzi bassi in agricoltura. Possiamo dire che oggi, a fine raccolto, in diversi comparti i conti sono tornati a essere inclementi. 

Un campo di ortaggi devastato dalla grandine – Immagine generata da A.I.

Panoramica delle difficoltà

Nei cereali, l’aumento dell’offerta mondiale ha schiacciato le quotazioni, avvicinando in modo anomalo i prezzi di grano tenero e grano duro. Il risultato è listini che in molti casi non coprono i costi di produzione. 

Con il latte non va meglio; il ritorno di maggiori volumi nei principali Paesi europei ha cambiato gli equilibri. In Germania la produzione è tornata a crescere nel 2025, fino a segnare un +8% a fine anno, contribuendo al ridimensionamento del latte spot: dai circa 70 centesimi al litro dell’estate 2025 ai 20 centesimi di marzo 2026. A salvarsi, almeno in parte, è il latte destinato ai formaggi di pregio, come il Parmigiano Reggiano DOP, dove si ragiona su valori ben diversi, nell’ordine di 1,20-1,30 euro al litro. 

Olio e Vino

Anche l’olio extravergine d’oliva non vive una fase semplice. Dopo una stagione di prezzi elevati, il nodo di oggi è il rallentamento dei consumi nazionali. Il rischio è che una parte dei consumatori, abituata a usare meno extravergine o a scegliere alternative più economiche, non torni automaticamente alle vecchie abitudini quando le quotazioni rientrano. 

Quadro meno brillante di quanto l’immaginario collettivo lasci pensare anche per il vino. Il calo dei consumi appare sempre meno congiunturale e sempre più legato a cambiamenti strutturali nelle abitudini dei consumatori. In altre parole, non basta aspettare che passi la buriana (o i dazi di Trump).

Quali soluzioni adottare?

La domanda viene quasi spontanea: cosa dovrebbe produrre un agricoltore? Perché quando cereali, latte, olio, vino e ortofrutta evidenziano tutti, con modalità diverse, segnali di sofferenza, anche l’imprenditore agricolo più ottimista arriva a chiedersi cosa conviene fare.

Un’idea, una provocazione, è arrivata da un settore che con l’agricoltura ha un legame indiretto ma sempre più rilevante: il pet food, il cibo per animali domestici (sempre di più). I dati di mercato indicano che tra il 2022 e il 2025 il pet food ha registrato un tasso medio annuo di crescita del 6,9%, ancora superiore al largo consumo confezionato. Secondo NielsenIQ, il settore Pet Care&Food in Italia nel 2025 valeva 4,8 miliardi di euro. 

Il peso del Pet Food

Il cibo per cani e gatti rappresenta oltre l’80% dell’intera industry e una famiglia italiana su due mette nel carrello alimenti per animali domestici. Il dato sottolinea il fenomeno sociale in corso: mentre le nascite scendono a 370mila neonati all’anno, senza segnali evidenti di inversione, nelle case italiane vivono 21 milioni di cani e gatti, ormai considerati membri della famiglia a tutti gli effetti. La crescita è sostenuta soprattutto dalla premiumizzazione: prodotti più funzionali, più specializzati, più ‘umanizzati’. A questo si aggiungono l’espansione dell’e-commerce e il peso crescente delle private label. In poche parole, gli animali da compagnia occupano uno spazio sempre più centrale nei consumi familiari e l’offerta si adegua, salendo di livello. E d’altronde l’età media della popolazione sale, quindi si prevede che saliranno anche i consumi di pet fodd.

Un’anziana con il suo cane – Immagine generata con A.I.

Alla luce di tutto questo, possiamo chiederci se il pet food può diventare un’ancora di salvezza per i nostri produttori agricoli? Possiamo. Se si riuscirà ad indirizzare questo mercato verso una dieta più marcatamente vegetariana, la combine sarà un risultato credibile ed anzi, auspicabile!

Chi l’avrebbe mai detto…