La superficie coltivata nel vecchio continente è di circa 401.000 ettari, la produzione italiana è stimata di 1,5 milioni di tonnellate
Le risaie costituiscono dei veri e propri ecosistemi in cui l’attività agricola convive in piena armonia con l’ambiente, contribuendo alla conservazione delle risorse idriche, salvaguardando la biodiversità tipica delle zone umide e creando paesaggi di particolare valore. La salvaguardia della coltivazione del riso è dunque necessaria per la salvaguardia di un ecosistema unico.

Il riso europeo, qualche numero
Si stima che le importazioni dell’UE da Paesi terzi raggiungeranno 1,5 milioni di tonnellate, principalmente da India e Pakistan e dai Paesi EBA (acronimo per via del programma “Everything But Arms”) – principalmente Myanmar e Cambogia – che beneficiano di una tariffa doganale preferenziale (dazi zero) su tutti i tipi di riso e per tutte le fasi di lavorazione, anche se in alcuni Paesi esportatori si verificano – talvolta – casi di violazioni dei diritti umani (ad esempio, sfruttamento del lavoro minorile) o di utilizzo di principi attivi vietati nell’UE o applicati in quantità superiori ai limiti normativi dell’UE (ad esempio, elevati livelli di triciclazolo).
L’export europeo
Le esportazioni dell’UE verso i Paesi terzi sono stimate in poco meno di 240.000 tonnellate. Si inizia a pensare, nel Vecchio Continente, di aumentare le esportazioni verso i Paesi non produttori che apprezzano i prodotti di alta qualità. Il riso europeo, infatti, può essere considerato un prodotto di nicchia, rivolto a consumatori disposti a pagare un prezzo più alto per un prodotto di qualità, coltivato nel rispetto di principi etici e di sostenibilità ambientale.
A tal proposito, sembra opportuno strutturare campagne informative per promuovere le caratteristiche uniche del riso europeo e incoraggiare i consumatori a preferirlo alle alternative asiatiche. Molte questioni devono essere affrontate sul fronte dell’importazione e dell’esportazione, come l’applicazione del principio di reciprocità e l’aumento delle esportazioni verso Paesi non produttori che apprezzano prodotti di alta qualità. A livello UE, si dovrebbe prestare maggiore attenzione a nuovi metodi scientifici per migliorare la produzione di riso.
L’iniziativa EURice
Tenendo conto del ruolo chiave del settore del riso e della serie di sfide che attualmente deve affrontare in ambito commerciale, gli otto Paesi produttori di riso dell’UE concordano sulla necessità di istituire un’alleanza tra loro – “EURice” – che, con una presidenza annuale a rotazione tra i suoi membri, dovrà riunirsi regolarmente come gruppo di coordinamento permanente per affrontare i problemi del settore.
Quattro le azioni chiave: dazi aggiornati e non più fermi al 2004; una clausola di salvaguardia automatica e snella contro le importazioni incontrollate, il rispetto reale del principio di reciprocità in tutti gli scambi commerciali, una Pac più vicina alle imprese e capace di sostenere davvero chi produce.

Sono le proposte emerse durante RISÒ, il Festival Internazionale del Riso a Vercelli, in occasione del convegno “The future of EU rice sector: a common strategy” organizzato da Masaf ed Ente Risi alla presenza di ministri e delegati di Spagna, Grecia, Portogallo, Francia, Malta, Romania, Bulgaria, Ungheria.
Italia leader
Circa 1,5 milioni di tonnellate, concentrate per il 90% tra Piemonte e Lombardia, l’Italia mantiene di gran lunga la leadership europea. Per tale ragione l’Italia è chiamata ad esercitare un ruolo dominante nel comparto continentale.
Alla vigilia del nuovo raccolto, purtroppo, i risicoltori affrontano una stagione segnata dall’aumento dei costi di produzione e da listini bassi, aggravata dall’import da Paesi terzi (+17%), dal calo dell’export, dall’inflazione che frena i consumi anche nei mercati principali come Germania, Regno Unito e Francia.
In questo scenario, le mimprese tricolori devono fronteggiare altre avversità. Da una parte i dazi di Trump rischiano di penalizzare i risi di fascia alta come quelli da risotto, mentre il trattato con il Mercosur potrebbe introdurre fino a 60.000 tonnellate di riso coltivato con fitofarmaci da anni vietati in Europa. Insomma, c’è tutto il potenziale ma bisogna affrontare diversi nodi.