Nel periodo 2004-2014 l’aumento è stato del +259% in Europa e +261% nel mondo. E’ quanto si evince dall’analisi Wine Monitor Nomisma su dati Fibl, predisposta in occasione di Vinitaly 2016.

L’Europa è la grande culla della viticoltura biologica, con l’84% della superficie bio del mondo, dove il 4,5% della superficie vitata totale è biologica. La classifica mondiale vede il Messico al primo posto con il 15,6% della superficie, seguita dall’Austria (10,7%) e dall’Italia (10,3%).

Per superfici vitate bio in ettari, l’Italia con 72361 ettari si trova al secondo posto in Europa dopo la Spagna (84381 ettari). Nel periodo 2003-2014, il Paese iberico ha registrato una crescita del +413%, mentre l’Italia ha visto un aumento più contenuto seppur importante (+128%). Segue al terzo posto la Francia, con 66211 ettari.

Segnali incoraggianti arrivano anche dal mercato di consumo. Nel 2015 le vendite di vino bio made in Italy hanno toccato i 205 milioni di euro, realizzato per un terzo sul mercato interno (68 milioni di euro) e per la restante parte (137 milioni) sui mercati internazionali.

L’export è infatti cresciuto del 38% rispetto al 2014. Si allarga poi anche la consumer base italiana, infatti negli ultimi 12 mesi il 21% della popolazione italiana over 18, ovvero 10,6 milioni di persone, ha bevuto in almeno un’occasione vino biologico certificato. Una percentuale in continuo avanzamento, segnale del forte apprezzamento da parte del consumatore.

Il marchio biologico è dunque un valore distintivo di grande successo, non solo per l’alimentare ma anche per il vino, se in soli due anni la quota di consumatori italiani che beve bio è raddoppiata. Ma il successo travalica le Alpi; l’export di vino bio nell’ultimo anno cresce del 38%, a fronte di una crescita complessiva del vino italiano del 5%. Dunque la qualità dei vini biologici italiani ha un ottimo posizionamento anche all’estero, soprattutto in Germania, primo mercato di destinazione dell’Italia.