L’obbligo di utilizzare ogni giorno qualche prodotto biologico nelle mense scolastiche era già stato introdotto dalla legge finanziaria del 2000, che intendeva così garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità.

L’obbligo è stato poi rafforzato dalla legge n. 221/2015 che nel dettare le disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e contenere l’uso eccessivo di risorse naturali, stabiliva che almeno il 15% della carne e almeno il 40% degli altri prodotti usati nella ristorazione collettiva pubblica dovessero essere biologici.

L’emendamento di ieri alla manovra economica promosso dal ministro delle politiche agricole Martina in accordo con i colleghi di Istruzione e Salute, Fedeli e Lorenzin, e con il sottosegretario Boschi, chiude il cerchio istituendo un fondo per sostenere le amministrazioni locali che certifichino la provenienza biologica degli ingredienti utilizzati nelle mense e avviino iniziative di promozione e d’informazione degli utenti.

Un emendamento necessario per far fronte alle precarie condizioni del nostro ambiente gravemente compromesse dall’abuso di sostanze chimiche di sintesi. I dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sono impietosi: in oltre il 60% delle acque superficiali e in oltre il 30% di quelle profonde si trovano 224 pesticidi diversi, in prevalenza diserbanti. La sostanza organica nel suolo sta scomparendo, gli allevamenti intensivi pongono sempre più interrogativi etici e sanitari, basti pensare alle preoccupazioni sull’antibiotico-resistenza indotta dall’abuso di tali farmaci. Le analisi ufficiali mettono in luce che oltre il 37% degli alimenti consumati in Italia contiene residui di pesticidi.