Lo rileva Wine Monitor, osservatorio di Nomisma, che presenta uno studio aggiornato sulle vendite
I numeri delle importazioni di vino italiano negli Usa confermano il trend negativo partito da aprile, che racconta una flessione di quasi il 12% a valore nel 2025, con un mercato che si è attestato intorno ai 5,5 miliardi di euro.

Dati economici negativi
Il deprezzamento del dollaro e l’applicazione dei dazi hanno influenzato il mercato, costringendo i produttori nostrani a intensificare l’export verso altre destinazioni. Lo certifica Wine Monitor, l’osservatorio di Nomisma, che presenta uno studio aggiornato sulle vendite verso Cina, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Svizzera e Brasile. L’Italia soffre, in particolare, con l’export in Usa dei rossi Dop toscani e piemontesi che perdono oltre il 7% in valore; fanno eccezione i bianchi siciliani (+12%) e i toscani (+39%), mentre il Prosecco segna +1,3% in volume e -2% in valore.
Le strategie per contrastare il calo
Per compensare il calo si intensificano le attività di posizionamento su altri mercati senza però grandi soddisfazioni, segnala Nomisma. La Cina prosegue nel suo trend negativo: le importazioni totali calano in modo significativo, con il vino italiano che cede oltre il 15% a valore. Anche il Giappone arretra, con acquisti esteri fermi a 1,5 miliardi e una flessione in volumi e valori per le etichette tricolori, nonostante una quota di mercato stabile al 12,5%.
La Corea del Sud osserva, invece, un andamento doppio. I volumi crescono del 5,3%, ma il valore crolla del 10%, sebbene i rossi veneti Dop riescano a registrare performance positive.
La tendenza in Europa
Il Regno Unito, secondo mercato per l’Italia, segna un calo del 6,3% a valore, mentre la Svizzera tiene a valore (+0,7%), ma vede scendere i volumi e le importazioni del 6%.
Unica nota positiva arriva dal Brasile, dove l’import sale in volume (+3,5%) e in valore (+1,9%); un export di Dop che corre grazie ai rossi toscani e ai bianchi veneti, favoriti anche dalle prospettive dell’accordo Ue-Mercosur.

Secca l’analisi di Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma; la turbolenza americana ha costretto i produttori a ridurre i margini per ammortizzare i dazi. Con i mercati tradizionali saturi o in flessione, la nuova frontiera dell’export italiano si sposta ora verso l’Est Europa, come Polonia e Repubblica Ceca e il Sud-Est Asiatico come Vietnam e Thailandia.