Dietro a singoli fiori, bellissimi, possono esserci storie drammatiche di sfruttamento e perdita di identità. Da tale consapevolezza nasce il richiamo di Fairtrade per la prossima festività di San Valentino.

L’etica deve essere la nostra guida anche, forse si potrebbe dire soprattutto, nelle ricorrenze. Perché dietro a singoli fiori, bellissimi, possono esserci storie drammatiche di sfruttamento e perdita di identità. Da tale consapevolezza nasce il richiamo di Fairtrade per la prossima festività di San Valentino.

Sei rose, una gypsophila, due felci o due cocculus, con stelo da 50 centimetri. I fiori recisi dei bouquet certificati Fairtrade provengono da coltivazioni sostenibili: regalarli è un gesto d’amore, anche solidale.

La scelta giusta è importante in un’occasione speciale per esprimere il proprio affetto e i propri sentimenti. Un momento che può essere significativo per contribuire a un mondo più equo, nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. In Kenya, la coltivazione di questi preziosi “regali” è affidata soprattutto alle donne.

I bouquet di Oserian, che in lingua masai significa “luogo di pace”, sono prodotti nei pressi del Lago del Naivasha, il complesso più grande e tecnologicamente più avanzato della nazione nel settore della floricoltura. L’organizzazione, la prima ad introdurre negli anni Ottanta la coltivazione di rose in questa parte del paese, è orientata all’economia sostenibile, con iniziative a favore della riduzione dei consumi energetici e all’aumento della consapevolezza ecologica impiegando la coltura idroponica, che consente la razionalizzazione dell’acqua e dei fertilizzanti usati.

Bouquet con rose speciali per chi li acquista e li riceve, dunque, vista la provenienza da un territorio rispettato e grazie al prezzo equo e stabile, dato agli agricoltori e ai lavoratori del paese di produzione, e a un margine aggiuntivo da investire in progetti sociali e sanitari per le comunità di appartenenza.

Un’idea terribilmente “giusta” per San Valentino!